Capitolo IV
Lord Emelin era un mezz’ elfo bizzarro. «Bizzarro» sembrava davvero l’ aggettivo che lo descriveva meglio, a sentir parlare gli abitanti di Emmech. Riguardo alla gestione vera e propria della città, nessuno aveva mai avuto di che lamentarsi. Anzi, da quando il Lord era salito ufficialmente al potere, il commercio aveva subito un incremento notevole, migliorando l’ economia dell’ intero paese. Tuttavia, per quanto riguardava il lato più umano, Emelin era decisamente una persona particolare. Rimasto vedovo molti anni prima, quando il suo principale interesse era curare e occuparsi dell’ esercito ducale, il Lord aveva cominciato a manifestare interessi quanto meno peculiari : aveva assunto a corte Karlesad, nonostante fino ad allora avesse rinnegato la reale utilità delle Arti Magiche, aveva cominciato a collezionare oggetti di ogni tipo e voci di corridoio sostenevano si fosse fatto costruire un laboratorio sotterraneo in gran segreto. Inoltre, col passare degli anni, aveva assunto un atteggiamento capriccioso e insopportabile. Non prestava quasi mai attenzione a chi gli rivolgesse la parola – a meno che non fosse un discorso riguardante i suoi preziosi cimeli – e ai dialoghi preferiva di gran lunga i monologhi. In quel momento, infatti, si era lanciato in un interessantissimo racconto sulle sue origini elfiche, che Alyss ascoltava con singolare attenzione, nella paura di dispiacere il Lord se per caso si fosse distratta.
L’ elfa non potè però fare a meno di osservare la porta di legno alle spalle del Lord aprirsi, e lasciare entrare Karlesad, Breven e altre tre persone. Emelin si accorse della loro presenza, e facendo cenno di entrare, disse ai compagni di accomodarsi. Un paggetto, spuntato di corsa da un’ altro ingresso della stanza, prese i mantelli degli avventurieri e li ripose con cura in un mobile nel fondo della stanza, mentre con un cenno di intesa Karlesad tornava al piano inferiore.
“Vorrei che vi metteste comodi e vi sentiste a vostro agio”, commentò il Lord osservando il paggio che in tutta fretta richiudeva le ante dell’ armadio e che con un breve inchino sgattaiolava via. Poi si rivolse nuovamente verso Alyss, e ringraziandola della piacevole conversazione si congedò da lei, asserendo che nonostante ne fosse dispiaciuto, aveva del lavoro da svolgere.
“Allora, miei cari avventurieri, quali notizie mi portate?”
Breven stava per rispondere qualcosa, quando Emelin ricominciò a parlare.
“Mi spiace di non avervi potuto accogliere a dovere questa mattina, quando siete venuti a palazzo, ma come avevo già avuto modo di spiegarvi, ho i miei buoni motivi per divulgare il meno possibile le notize della vostra missione. Che poi è il motivo per cui ho approfittato di questa festa, per evitare di convocarvi ufficialmente. Spero che siate abbastanza comprensivi e vi rendiate conto che vi sto personalmente chiedendo di non fare parola con nessuno di quello che verrà detto in questa stanza.”
Alyss si affrettò per uscire dalla sala. Non voleva di certo ascoltare qualcosa che non avrebbe dovuto ascoltare, sarebbe stato fin troppo scortese. In più, di avventure e missioni strane a lei non interessava quasi nulla. Giunta sulla porta, però, si rese conto di avere lasciato il suo mantello nell’ armadio.
“Il mio mantello…”, mormorò a fil di voce. Era un regalo dei suoi maestri, non poteva di certo dimenticarselo in giro. Cercò di farsi vedere da Lord Emelin mentre timidamente indicava il mobile alle sue spalle, ma il mezz’ elfo pareva non accorgersi di lei.
“Lord Emelin, potrei…”
La sua voce venne coperta da quella del Lord.
“Innanzitutto, sono lieto di fare la vostra conoscenza, signor Godehard. Mi è parso di capire che abbiate scortato i miei avventurieri su ordine del Comandante Kenobi.”
Nymeria storse il naso alla parola «scortato».
“Sì”, annuì Hildebrand accennando un inchino nella direzione del Lord, “il comandante voleva essere sicuro che la missione andasse a buon fine.”
“Che pensiero gentile. Ha lasciato qualche messaggio indirizzato a me?”
Hildebrand annuì nuovamente.
Alyss cercò di interrompere la conversazione.
“Scusate la mia folle impertinenza Lord Emelin, ma il mio mantello…”
“Bene. Cosa dovete riferirmi?”
“Nulla. Il Comandante ha preferito affidarci una missiva, per essere certo che il messaggio vi fosse recapitato nella sua interezza.”
Così dicendo il giovane mago si voltò verso Breven, che in tutta risposta gli rivolse uno sguardo perplesso.
Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante.
“Dunque, se nessuno è troppo disturbato dalla mia villania, io andrei a riprendere il mio mantello…”
Cercando di fare il meno rumore possibile, l’ elfa si diresse verso il mobile, e aprendolo cercò il suo mantello tra quelli degli altri.
“La lettera, Breven. La lettera.”
Il guerriero finalmente sembrò ricordarsi del messaggio che gli era stato affidato, e cominciò a tastarsi quella fastidiosa casacca. La lettera doveva essere in una delle tasche. A destra nulla… a sinistra neppure. Controllò di nuovo. Nulla, non c’era. Dove diavolo era finita? Era sicuro di averla portata con sé, non aveva il minimo dubbio. Eppure non era lì.
Alyss armeggiò ancora un po’ con i mantelli nell’ armadio, quando finalmente si rese conto di cosa stava succedendo alle sue spalle.
“Dicevamo… dov’è la lettera, Breven?”, chiese il Lord.
Il guerriero deglutì. Non l’ aveva più, ormai era abbastanza chiaro.
“Scusi tanto, mi sono ricordato di avere un impegno!”
Il nobile prese a tamburellare con le dita sul tavolo.
“Me l’ ha mangiata la mia donnola crudele!”
“Allora?”
“Sa com’è in bagno non c’era più la cartaigienica e a me scappava così tanto…”
Breven si guardò intorno, in cerca di una scusa plausibile. Quelle suggerite da quel dannato demone che si ritrovava nella testa non erano per nulla d’ aiuto. Dopo qualche istante si accorse della sua compagna di quella sera, che agitava le braccia nella sua direzione e gli mostrava qualcosa. Sembrava uno straccio sporco… Che fosse un modo per fargli notare che la serata non era andata nel modo previsto da lui? D’ accordo, si era reso conto che in effetti, agli occhi dell’ elfa, lui aveva clamorosamente perso la loro scommessa, ma la serata non era ancora del tutto terminata e loro erano stati insieme per così poco. Una volta liberatosi di Emelin e Karlesad, aveva intenzione di portarla a fare un giretto per la pista da ballo, insieme agli altri nobili, che l’ avrebbero sicuramente trattata a pesci in faccia. Ma evidentemente lei considerava la scommessa già vinta, a giudicare da come si agitava sventolando quel pezzo di stoffa sgualcito e rovinato, che però poteva giurare di avere già visto da qualche parte.
“Hmmm…”
Hildebrand non aveva idea di cosa inventarsi. Tutti i presenti avevano lo sguardo fisso su Breven, il quale sembrava perso nei suoi pensieri, e non accennava minimamente a far comparire quella stramaledetta lettera, che con ogni probabilità conteneva soltanto un’ accozzaglia di convenevoli e complimenti.
“…Mantello?”
“Cosa?”, chiesero in coro il mago e il Lord, che non erano riusciti a capire il bisbiglio del guerriero.
“Il mio mantello!”, esclamò quest’ ultimo, accorgendosi che quello che Alyss stava agitando era proprio il suo mantello.
“La lettera è nel mantello?”, chiese Hildebrand.
“Uh… credo…”
Alyss afferrò il proprio mantello e quello di Breven, e affrettandosi a lasciare la stanza una volta per tutte, si accostò al guerriero e gli porse la sua veste.
“Mi sono permessa di portarvi il vostro manto, signor Breven.”
Poi si rivolse nuovamente verso Emelin, e accennando un inchino, riuscì finalmente ad allontanarsi dalla sala.
Breven osservò il suo mantello – e si rese conto che era davvero lercio e sudicio, ma non aveva intenzione di spendere soldi per comprarne uno nuovo – e notò che da una delle tasche spuntava la maledetta lettera del capitano Kenobi. Come fosse finita lì, non l’ aveva ancora capito, ma almeno aveva risolto uno dei suoi problemi. Senza preoccuparsi ulteriormente della cosa, sfilò la missiva dalla tasca e si alzò per consegnarla direttamente al Lord, ma un brivido gelido lungo la schiena gli impedì di continuare a muoversi.
Occhio, Breven, c’è qualcosa che non quadra.
Il guerriero si limitò ad allungare la mano verso Hildebrand, che presa la lettera la porse a sua volta a Emelin, all’ altro capo del tavolo.
Nymeria sembrava irrequieta, e si guardava intorno, senza riuscire a tranquillizzarsi. Continuava a sentire degli strani rumori, fruscii e quelli che avrebbe potuto giurare essere sospiri, provenire un po’ da tutte le direzioni. E poi, si sentiva osservata, come se avesse decine di occhi puntati addosso. Eppure in quella stanza, a parte il Lord e i suoi compagni, non c’era nessuno.
“Bene bene bene”, commentò Emelin una volta letto il messaggio, “il comandante Kenobi non fa altro che confermarmi quello che ho sempre pensato di voi, miei cari ragazzi. Siete un’ ottima squadra e avete portato a termine la missione in maniera impeccabile. Oh, ci sono anche complimenti rivolti a lei, signor Godehard. Solo…”
Freya smise di giocherellare sotto al tavolo con quello che aveva tutta l’ aria di essere il portamonete di Hildebrand e lanciò un’ occhiata fugace ai suoi compagni, per poi tornare a rivolgersi al nobile.
“…Solo?”
“Solo che, da quanto mi è parso di vedere e da quanto mi è stato riferito del vostro resoconto di stamattina, credo che abbiate preso la vostra missione un po’ troppo sottogamba.”
“Ma se vi siete appena complimentato con noi!”
“Mia cara signorina Riddle, che voi abbiate portato a termine l’ incarico che vi era stato affidato, è senza dubbio vero. Ma lei, meglio di chiunque altro, dovrebbe ricordarsi il motivo per cui vi ho offerto questo… lavoro. Non creda che far sparire le tracce delle sue piccole disavventure legali dai registri di tutto il continente sia una cosa così semplice come andare a recuperare un vecchio libro di magia a due settimane di cammino da qui. Quando vi ho chiesto se avreste voluto farmi un… favore in cambio della mia buona parola per risolvere i vostri problemucci”, disse Emelin cercando con lo sguardo anche Nymeria, “intendevo un favore che avesse quanto meno lo stesso peso di quello che io stesso mi sono offerto di fare a voi. Speravo di trovare in voi degli avventurieri leali e… fedeli.”
L’ elfa ripensò alle parole di Darkeye. Il Lord era realmente intenzionato ad assumerli nuovamente, sempre che «assumerli» fosse il termine più adatto. Probabilmente «sfruttarli» era molto più corretto. Forse, se fosse stata davvero colpevole della morte del soldato Garbolino, avrebbe accettato suo malgrado la gentile, eufemisticamente parlando, richiesta del Lord. Ma lei era innocente, e non avrebbe tollerato di essere usata a quel modo per i capricci di un nobile. Tanto più che il nobile in questione era un mezz’ elfo.
“Beh, questo allora taglia fuori il sottoscritto. Non avete nessun favore da farmi, mia cara eccellenza, per cui penso proprio che il nostro affiatatissimo rapporto lavorativo terminerà qui, in questo istante.”
“Breven… qual’ è la vostra occupazione?”
Il guerriero si limitò a grugnire qualcosa. Tanto, quale che fosse stata la sua risposta, il Lord avrebbe continuato imperterrito per la sua strada.
“E vediamo… Credo che un mercenario che non possa combattere sia pressochè inutile, no? E si sa, gli incidenti succedono… specie quando si conduce un certo tipo di vita. Vero Breven?”
Nymeria era disgustata. Il comportamento di Lord Emelin non faceva altro che acuire ancora di più il disprezzo che nutriva nei confronti dei mezz’ elfi, oltre ad essere intollerabile già di per sé.
“Mi sta per caso dicendo che se non lavoro per lei potrei incorrere in qualche… incidente?”
Breven si chiese dove fosse Alyss in quel momento. Queste erano le cose che avrebbe dovuto sentire, non quelle patetiche smancerie ipocrite e false.
“Mettiamola così, ragazzi. Io vi sto offrendo un’ opportunità. L’ opportunità di lavorare spontaneamente insieme a me, godendo di tutti i privilegi che la cosa comporta, in cambio soltanto della vostra lealtà e del vostro silenzio. Rinunciare a una simile proposta sarebbe quanto meno scortese. E le scortesie si ripagano, se così mi permettete di dire, con altre scortesie.”
I compagni reagirono più o meno diversamente a quelle parole. A Hildebrand poco interessava cosa dovesse fare, qualsiasi cosa sarebbe stata più interessante delle operazioni militari del capitano Kenobi, e, specialmente, tutta quell’ aura di mistero intorno ai traffici di Emelin non avevano fatto altro che risvegliare in lui la sete di conoscenza delle Arti Magiche. Quale losco piano stesse tramando il nobile era un dettaglio di poco conto : era evidente, agli occhi e alle orecchie del giovane mago, che qualsiasi cosa fosse, coinvolgesse il segreto di qualche magia a lui sconosciuta, e questo bastava per rendere la cosa interessante a tal punto da sopportare il ricatto del Lord.
Freya, dal canto suo, trovava la cosa quasi piacevole. Aveva avuto dei problemucci, per così dire, nella sua zona di origine, dove ultimamente non era di certo ben vista. Non sapeva dove andare, non aveva contatti in quel posto e specialmente aveva la netta sensazione che se si fosse messa troppo in vista con la sua attività di… cacciatrice di tesori, prima o poi i gentili signori che aspettavano il suo ritorno a casa l’ avrebbero scovata e avrebbero riversato su di lei la loro «calorosa accoglienza». La protezione di un nobile del rango di Emelin e il dover viaggiare per forza di cose assieme a un gruppo di persone che avevano dimostrato più volte di sapersela cavare erano una ricompensa allettante. Per quanto riguardava Breven, detestava il Lord e quella sua arroganza, dettata dalla sua posizione sociale, e detestava ancora di più dover rendere conto a qualcuno delle sue azioni. Aveva faticato parecchio per guadagnarsi la sua libertà, e avrebbe fatto faticare altrettanto chiunque avesse voluto portargliela via.
Ma per il momento, qualcosa in lui gli diceva di starsene fermo e zitto, come un bravo bambino.
Più che qualcosa, qualcuno.
Mi piaci quando fai quello che ti dico, Breven.
Nymeria, invece, sembrava sul punto di esplodere. Odiava i mezz’ elfi, e si stava facendo mettere i piedi in testa da uno di loro. In generale, detestava anche il solo farsi mettere i piedi in testa. Non si sentiva tranquilla, era come se il suo intero corpo le dicesse di stare all’ erta, ma senza sapere il perché. Non riuscendo a sopportare oltre la situazione, decise di dare un taglio netto alla cosa. Se fosse stato il caso di ricorrere alle maniere un po’ più violente del semplice discutere, l’ avrebbe fatto. Si alzò in piedi di scatto, e cercò di dire a Lord Emelin quello che pensava di lui.
Sfortunatamente – o fortunatamente, a seconda del punto di vista – non riuscì a farlo, perché Breven la interruppe prima che lei potesse aprire bocca, afferrandola per un braccio e rispingendola a forza sulla sedia.
“Spero che tu sappia quello che mi stai facendo fare,” pensò tra sé e sé il guerriero, rivolto al suo coinquilino.
E fidati una buona volta. A meno che tu non stia morendo dalla voglia di farti ridurre in tanti piccoli pezzettini.
Breven non commentò oltre. Aveva imparato a riconoscere quando quel dannato demone che si ritrovava nella testa parlava a vanvera solo per farlo irritare e quando invece era serio. Stranamente quella presenza fastidiosa teneva alla sua sopravvivenza, cosa che in certe occasioni si rivelava essere molto utile.
Nymeria lo gelò con lo sguardo. Avrebbe dovuto avere dei buoni motivi, anzi, degli ottimi motivi per il suo gesto, o una simile umiliazione non sarebbe passata inosservata. Gli aveva concesso il beneficio del dubbio solo perché in quelle settimane in cui avevano viaggiato insieme si era dimostrato, a modo suo, un compagno su cui fare affidamento.
“Penso di parlare a nome di tutti dicendo che il suo comportamento ci lascia alquanto disgustati, mio caro Lord”, disse Breven nella speranza che gli altri suoi tre compagni lo lasciassero fare, “ma non vogliamo certo sembrare… scortesi.”
Il nobile sogghignò, compiaciuto per la sua diplomazia.
“Ma abbiamo anche noi le nostre condizioni. Non ho intenzione di andare in giro a farmi ammazzare gratuitamente, e per quanto lei non voglia far trapelare i suoi giochetti segreti, dovrà fare in modo di darci il suo pieno appoggio.”
“Non preoccuparti, giovanotto. Riceverete in cambio dei vostri servigi un’ adeguata ricompensa e al vostro piccolo gruppetto di avventurieri sarà presto riconosciuto lo status di Compagnia. Potrete presentarvi come avventurieri ai miei ordini, se lo vorrete, ma vi prego di tacere sui reali scopi delle vostre missioni. Si sa, una parolina sbagliata e…”
“Gli incidenti capitano, l’ ha già detto.”
“Non ti facevo così attento alla discussione, Breven. Ora che abbiamo chiarito queste piccole divergenze d’ opinione, lasciate che vi spieghi nel dettaglio cosa vorrei che voi faceste per me.”
L’ elfa non potè però fare a meno di osservare la porta di legno alle spalle del Lord aprirsi, e lasciare entrare Karlesad, Breven e altre tre persone. Emelin si accorse della loro presenza, e facendo cenno di entrare, disse ai compagni di accomodarsi. Un paggetto, spuntato di corsa da un’ altro ingresso della stanza, prese i mantelli degli avventurieri e li ripose con cura in un mobile nel fondo della stanza, mentre con un cenno di intesa Karlesad tornava al piano inferiore.
“Vorrei che vi metteste comodi e vi sentiste a vostro agio”, commentò il Lord osservando il paggio che in tutta fretta richiudeva le ante dell’ armadio e che con un breve inchino sgattaiolava via. Poi si rivolse nuovamente verso Alyss, e ringraziandola della piacevole conversazione si congedò da lei, asserendo che nonostante ne fosse dispiaciuto, aveva del lavoro da svolgere.
“Allora, miei cari avventurieri, quali notizie mi portate?”
Breven stava per rispondere qualcosa, quando Emelin ricominciò a parlare.
“Mi spiace di non avervi potuto accogliere a dovere questa mattina, quando siete venuti a palazzo, ma come avevo già avuto modo di spiegarvi, ho i miei buoni motivi per divulgare il meno possibile le notize della vostra missione. Che poi è il motivo per cui ho approfittato di questa festa, per evitare di convocarvi ufficialmente. Spero che siate abbastanza comprensivi e vi rendiate conto che vi sto personalmente chiedendo di non fare parola con nessuno di quello che verrà detto in questa stanza.”
Alyss si affrettò per uscire dalla sala. Non voleva di certo ascoltare qualcosa che non avrebbe dovuto ascoltare, sarebbe stato fin troppo scortese. In più, di avventure e missioni strane a lei non interessava quasi nulla. Giunta sulla porta, però, si rese conto di avere lasciato il suo mantello nell’ armadio.
“Il mio mantello…”, mormorò a fil di voce. Era un regalo dei suoi maestri, non poteva di certo dimenticarselo in giro. Cercò di farsi vedere da Lord Emelin mentre timidamente indicava il mobile alle sue spalle, ma il mezz’ elfo pareva non accorgersi di lei.
“Lord Emelin, potrei…”
La sua voce venne coperta da quella del Lord.
“Innanzitutto, sono lieto di fare la vostra conoscenza, signor Godehard. Mi è parso di capire che abbiate scortato i miei avventurieri su ordine del Comandante Kenobi.”
Nymeria storse il naso alla parola «scortato».
“Sì”, annuì Hildebrand accennando un inchino nella direzione del Lord, “il comandante voleva essere sicuro che la missione andasse a buon fine.”
“Che pensiero gentile. Ha lasciato qualche messaggio indirizzato a me?”
Hildebrand annuì nuovamente.
Alyss cercò di interrompere la conversazione.
“Scusate la mia folle impertinenza Lord Emelin, ma il mio mantello…”
“Bene. Cosa dovete riferirmi?”
“Nulla. Il Comandante ha preferito affidarci una missiva, per essere certo che il messaggio vi fosse recapitato nella sua interezza.”
Così dicendo il giovane mago si voltò verso Breven, che in tutta risposta gli rivolse uno sguardo perplesso.
Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante.
“Dunque, se nessuno è troppo disturbato dalla mia villania, io andrei a riprendere il mio mantello…”
Cercando di fare il meno rumore possibile, l’ elfa si diresse verso il mobile, e aprendolo cercò il suo mantello tra quelli degli altri.
“La lettera, Breven. La lettera.”
Il guerriero finalmente sembrò ricordarsi del messaggio che gli era stato affidato, e cominciò a tastarsi quella fastidiosa casacca. La lettera doveva essere in una delle tasche. A destra nulla… a sinistra neppure. Controllò di nuovo. Nulla, non c’era. Dove diavolo era finita? Era sicuro di averla portata con sé, non aveva il minimo dubbio. Eppure non era lì.
Alyss armeggiò ancora un po’ con i mantelli nell’ armadio, quando finalmente si rese conto di cosa stava succedendo alle sue spalle.
“Dicevamo… dov’è la lettera, Breven?”, chiese il Lord.
Il guerriero deglutì. Non l’ aveva più, ormai era abbastanza chiaro.
“Scusi tanto, mi sono ricordato di avere un impegno!”
Il nobile prese a tamburellare con le dita sul tavolo.
“Me l’ ha mangiata la mia donnola crudele!”
“Allora?”
“Sa com’è in bagno non c’era più la cartaigienica e a me scappava così tanto…”
Breven si guardò intorno, in cerca di una scusa plausibile. Quelle suggerite da quel dannato demone che si ritrovava nella testa non erano per nulla d’ aiuto. Dopo qualche istante si accorse della sua compagna di quella sera, che agitava le braccia nella sua direzione e gli mostrava qualcosa. Sembrava uno straccio sporco… Che fosse un modo per fargli notare che la serata non era andata nel modo previsto da lui? D’ accordo, si era reso conto che in effetti, agli occhi dell’ elfa, lui aveva clamorosamente perso la loro scommessa, ma la serata non era ancora del tutto terminata e loro erano stati insieme per così poco. Una volta liberatosi di Emelin e Karlesad, aveva intenzione di portarla a fare un giretto per la pista da ballo, insieme agli altri nobili, che l’ avrebbero sicuramente trattata a pesci in faccia. Ma evidentemente lei considerava la scommessa già vinta, a giudicare da come si agitava sventolando quel pezzo di stoffa sgualcito e rovinato, che però poteva giurare di avere già visto da qualche parte.
“Hmmm…”
Hildebrand non aveva idea di cosa inventarsi. Tutti i presenti avevano lo sguardo fisso su Breven, il quale sembrava perso nei suoi pensieri, e non accennava minimamente a far comparire quella stramaledetta lettera, che con ogni probabilità conteneva soltanto un’ accozzaglia di convenevoli e complimenti.
“…Mantello?”
“Cosa?”, chiesero in coro il mago e il Lord, che non erano riusciti a capire il bisbiglio del guerriero.
“Il mio mantello!”, esclamò quest’ ultimo, accorgendosi che quello che Alyss stava agitando era proprio il suo mantello.
“La lettera è nel mantello?”, chiese Hildebrand.
“Uh… credo…”
Alyss afferrò il proprio mantello e quello di Breven, e affrettandosi a lasciare la stanza una volta per tutte, si accostò al guerriero e gli porse la sua veste.
“Mi sono permessa di portarvi il vostro manto, signor Breven.”
Poi si rivolse nuovamente verso Emelin, e accennando un inchino, riuscì finalmente ad allontanarsi dalla sala.
Breven osservò il suo mantello – e si rese conto che era davvero lercio e sudicio, ma non aveva intenzione di spendere soldi per comprarne uno nuovo – e notò che da una delle tasche spuntava la maledetta lettera del capitano Kenobi. Come fosse finita lì, non l’ aveva ancora capito, ma almeno aveva risolto uno dei suoi problemi. Senza preoccuparsi ulteriormente della cosa, sfilò la missiva dalla tasca e si alzò per consegnarla direttamente al Lord, ma un brivido gelido lungo la schiena gli impedì di continuare a muoversi.
Occhio, Breven, c’è qualcosa che non quadra.
Il guerriero si limitò ad allungare la mano verso Hildebrand, che presa la lettera la porse a sua volta a Emelin, all’ altro capo del tavolo.
Nymeria sembrava irrequieta, e si guardava intorno, senza riuscire a tranquillizzarsi. Continuava a sentire degli strani rumori, fruscii e quelli che avrebbe potuto giurare essere sospiri, provenire un po’ da tutte le direzioni. E poi, si sentiva osservata, come se avesse decine di occhi puntati addosso. Eppure in quella stanza, a parte il Lord e i suoi compagni, non c’era nessuno.
“Bene bene bene”, commentò Emelin una volta letto il messaggio, “il comandante Kenobi non fa altro che confermarmi quello che ho sempre pensato di voi, miei cari ragazzi. Siete un’ ottima squadra e avete portato a termine la missione in maniera impeccabile. Oh, ci sono anche complimenti rivolti a lei, signor Godehard. Solo…”
Freya smise di giocherellare sotto al tavolo con quello che aveva tutta l’ aria di essere il portamonete di Hildebrand e lanciò un’ occhiata fugace ai suoi compagni, per poi tornare a rivolgersi al nobile.
“…Solo?”
“Solo che, da quanto mi è parso di vedere e da quanto mi è stato riferito del vostro resoconto di stamattina, credo che abbiate preso la vostra missione un po’ troppo sottogamba.”
“Ma se vi siete appena complimentato con noi!”
“Mia cara signorina Riddle, che voi abbiate portato a termine l’ incarico che vi era stato affidato, è senza dubbio vero. Ma lei, meglio di chiunque altro, dovrebbe ricordarsi il motivo per cui vi ho offerto questo… lavoro. Non creda che far sparire le tracce delle sue piccole disavventure legali dai registri di tutto il continente sia una cosa così semplice come andare a recuperare un vecchio libro di magia a due settimane di cammino da qui. Quando vi ho chiesto se avreste voluto farmi un… favore in cambio della mia buona parola per risolvere i vostri problemucci”, disse Emelin cercando con lo sguardo anche Nymeria, “intendevo un favore che avesse quanto meno lo stesso peso di quello che io stesso mi sono offerto di fare a voi. Speravo di trovare in voi degli avventurieri leali e… fedeli.”
L’ elfa ripensò alle parole di Darkeye. Il Lord era realmente intenzionato ad assumerli nuovamente, sempre che «assumerli» fosse il termine più adatto. Probabilmente «sfruttarli» era molto più corretto. Forse, se fosse stata davvero colpevole della morte del soldato Garbolino, avrebbe accettato suo malgrado la gentile, eufemisticamente parlando, richiesta del Lord. Ma lei era innocente, e non avrebbe tollerato di essere usata a quel modo per i capricci di un nobile. Tanto più che il nobile in questione era un mezz’ elfo.
“Beh, questo allora taglia fuori il sottoscritto. Non avete nessun favore da farmi, mia cara eccellenza, per cui penso proprio che il nostro affiatatissimo rapporto lavorativo terminerà qui, in questo istante.”
“Breven… qual’ è la vostra occupazione?”
Il guerriero si limitò a grugnire qualcosa. Tanto, quale che fosse stata la sua risposta, il Lord avrebbe continuato imperterrito per la sua strada.
“E vediamo… Credo che un mercenario che non possa combattere sia pressochè inutile, no? E si sa, gli incidenti succedono… specie quando si conduce un certo tipo di vita. Vero Breven?”
Nymeria era disgustata. Il comportamento di Lord Emelin non faceva altro che acuire ancora di più il disprezzo che nutriva nei confronti dei mezz’ elfi, oltre ad essere intollerabile già di per sé.
“Mi sta per caso dicendo che se non lavoro per lei potrei incorrere in qualche… incidente?”
Breven si chiese dove fosse Alyss in quel momento. Queste erano le cose che avrebbe dovuto sentire, non quelle patetiche smancerie ipocrite e false.
“Mettiamola così, ragazzi. Io vi sto offrendo un’ opportunità. L’ opportunità di lavorare spontaneamente insieme a me, godendo di tutti i privilegi che la cosa comporta, in cambio soltanto della vostra lealtà e del vostro silenzio. Rinunciare a una simile proposta sarebbe quanto meno scortese. E le scortesie si ripagano, se così mi permettete di dire, con altre scortesie.”
I compagni reagirono più o meno diversamente a quelle parole. A Hildebrand poco interessava cosa dovesse fare, qualsiasi cosa sarebbe stata più interessante delle operazioni militari del capitano Kenobi, e, specialmente, tutta quell’ aura di mistero intorno ai traffici di Emelin non avevano fatto altro che risvegliare in lui la sete di conoscenza delle Arti Magiche. Quale losco piano stesse tramando il nobile era un dettaglio di poco conto : era evidente, agli occhi e alle orecchie del giovane mago, che qualsiasi cosa fosse, coinvolgesse il segreto di qualche magia a lui sconosciuta, e questo bastava per rendere la cosa interessante a tal punto da sopportare il ricatto del Lord.
Freya, dal canto suo, trovava la cosa quasi piacevole. Aveva avuto dei problemucci, per così dire, nella sua zona di origine, dove ultimamente non era di certo ben vista. Non sapeva dove andare, non aveva contatti in quel posto e specialmente aveva la netta sensazione che se si fosse messa troppo in vista con la sua attività di… cacciatrice di tesori, prima o poi i gentili signori che aspettavano il suo ritorno a casa l’ avrebbero scovata e avrebbero riversato su di lei la loro «calorosa accoglienza». La protezione di un nobile del rango di Emelin e il dover viaggiare per forza di cose assieme a un gruppo di persone che avevano dimostrato più volte di sapersela cavare erano una ricompensa allettante. Per quanto riguardava Breven, detestava il Lord e quella sua arroganza, dettata dalla sua posizione sociale, e detestava ancora di più dover rendere conto a qualcuno delle sue azioni. Aveva faticato parecchio per guadagnarsi la sua libertà, e avrebbe fatto faticare altrettanto chiunque avesse voluto portargliela via.
Ma per il momento, qualcosa in lui gli diceva di starsene fermo e zitto, come un bravo bambino.
Più che qualcosa, qualcuno.
Mi piaci quando fai quello che ti dico, Breven.
Nymeria, invece, sembrava sul punto di esplodere. Odiava i mezz’ elfi, e si stava facendo mettere i piedi in testa da uno di loro. In generale, detestava anche il solo farsi mettere i piedi in testa. Non si sentiva tranquilla, era come se il suo intero corpo le dicesse di stare all’ erta, ma senza sapere il perché. Non riuscendo a sopportare oltre la situazione, decise di dare un taglio netto alla cosa. Se fosse stato il caso di ricorrere alle maniere un po’ più violente del semplice discutere, l’ avrebbe fatto. Si alzò in piedi di scatto, e cercò di dire a Lord Emelin quello che pensava di lui.
Sfortunatamente – o fortunatamente, a seconda del punto di vista – non riuscì a farlo, perché Breven la interruppe prima che lei potesse aprire bocca, afferrandola per un braccio e rispingendola a forza sulla sedia.
“Spero che tu sappia quello che mi stai facendo fare,” pensò tra sé e sé il guerriero, rivolto al suo coinquilino.
E fidati una buona volta. A meno che tu non stia morendo dalla voglia di farti ridurre in tanti piccoli pezzettini.
Breven non commentò oltre. Aveva imparato a riconoscere quando quel dannato demone che si ritrovava nella testa parlava a vanvera solo per farlo irritare e quando invece era serio. Stranamente quella presenza fastidiosa teneva alla sua sopravvivenza, cosa che in certe occasioni si rivelava essere molto utile.
Nymeria lo gelò con lo sguardo. Avrebbe dovuto avere dei buoni motivi, anzi, degli ottimi motivi per il suo gesto, o una simile umiliazione non sarebbe passata inosservata. Gli aveva concesso il beneficio del dubbio solo perché in quelle settimane in cui avevano viaggiato insieme si era dimostrato, a modo suo, un compagno su cui fare affidamento.
“Penso di parlare a nome di tutti dicendo che il suo comportamento ci lascia alquanto disgustati, mio caro Lord”, disse Breven nella speranza che gli altri suoi tre compagni lo lasciassero fare, “ma non vogliamo certo sembrare… scortesi.”
Il nobile sogghignò, compiaciuto per la sua diplomazia.
“Ma abbiamo anche noi le nostre condizioni. Non ho intenzione di andare in giro a farmi ammazzare gratuitamente, e per quanto lei non voglia far trapelare i suoi giochetti segreti, dovrà fare in modo di darci il suo pieno appoggio.”
“Non preoccuparti, giovanotto. Riceverete in cambio dei vostri servigi un’ adeguata ricompensa e al vostro piccolo gruppetto di avventurieri sarà presto riconosciuto lo status di Compagnia. Potrete presentarvi come avventurieri ai miei ordini, se lo vorrete, ma vi prego di tacere sui reali scopi delle vostre missioni. Si sa, una parolina sbagliata e…”
“Gli incidenti capitano, l’ ha già detto.”
“Non ti facevo così attento alla discussione, Breven. Ora che abbiamo chiarito queste piccole divergenze d’ opinione, lasciate che vi spieghi nel dettaglio cosa vorrei che voi faceste per me.”


Le (dis)avventure della Compagnia della Spiga Dorata nascono come campagna di D&D, e vengono poi "magistralmente" stravolte a mio piacimento dalla mia mente malata e trasformate in... come dire... un libro? Della storia originale non è rimasto quasi nulla, se non i personaggi (almeno in parte) e determinati avvenimenti. Nonostante tutto, e giusto per evitare denunce, è d' obbligo un ringraziamento ad Amy, Claudio, Matteo, Roby e Ross, rigorosamente in ordine alfabetico che non si sa mai.
