<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-26808309</id><updated>2011-04-22T02:57:54.599+02:00</updated><title type='text'>La Compagnia della Spiga Dorata</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Miki</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15339439764083771140</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>5</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26808309.post-115816563908120169</id><published>2006-09-13T18:35:00.000+02:00</published><updated>2006-09-13T18:40:39.123+02:00</updated><title type='text'>Capitolo IV</title><content type='html'>Lord Emelin era un mezz’ elfo bizzarro. «Bizzarro» sembrava davvero l’ aggettivo che lo descriveva meglio, a sentir parlare gli abitanti di Emmech. Riguardo alla gestione vera e propria della città, nessuno aveva mai avuto di che lamentarsi. Anzi, da quando il Lord era salito ufficialmente al potere, il commercio aveva subito un incremento notevole, migliorando l’ economia dell’ intero paese. Tuttavia, per quanto riguardava il lato più umano, Emelin era decisamente una persona particolare. Rimasto vedovo molti anni prima, quando il suo principale interesse era curare e occuparsi dell’ esercito ducale, il Lord aveva cominciato a manifestare interessi quanto meno peculiari : aveva assunto a corte Karlesad, nonostante fino ad allora avesse rinnegato la reale utilità delle Arti Magiche, aveva cominciato a collezionare oggetti di ogni tipo e voci di corridoio sostenevano si fosse fatto costruire un laboratorio sotterraneo in gran segreto. Inoltre, col passare degli anni, aveva assunto un atteggiamento capriccioso e insopportabile. Non prestava quasi mai attenzione a chi gli rivolgesse la parola – a meno che non fosse un discorso riguardante i suoi preziosi cimeli – e ai dialoghi preferiva di gran lunga i monologhi. In quel momento, infatti, si era lanciato in un interessantissimo racconto sulle sue origini elfiche, che Alyss ascoltava con singolare attenzione, nella paura di dispiacere il Lord se per caso si fosse distratta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ elfa non potè però fare a meno di osservare la porta di legno alle spalle del Lord aprirsi, e lasciare entrare Karlesad, Breven e altre tre persone. Emelin si accorse della loro presenza, e facendo cenno di entrare, disse ai compagni di accomodarsi. Un paggetto, spuntato di corsa da un’ altro ingresso della stanza, prese i mantelli degli avventurieri e li ripose con cura in un mobile nel fondo della stanza, mentre con un cenno di intesa Karlesad tornava al piano inferiore. &lt;br /&gt;“Vorrei che vi metteste comodi e vi sentiste a vostro agio”, commentò il Lord osservando il paggio che in tutta fretta richiudeva le ante dell’ armadio e che con un breve inchino sgattaiolava via. Poi si rivolse nuovamente verso Alyss, e ringraziandola della piacevole conversazione si congedò da lei, asserendo che nonostante ne fosse dispiaciuto, aveva del lavoro da svolgere. &lt;br /&gt;“Allora, miei cari avventurieri, quali notizie mi portate?”&lt;br /&gt;Breven stava per rispondere qualcosa, quando Emelin ricominciò a parlare. &lt;br /&gt;“Mi spiace di non avervi potuto accogliere a dovere questa mattina, quando siete venuti a palazzo, ma come avevo già avuto modo di spiegarvi, ho i miei buoni motivi per divulgare il meno possibile le notize della vostra missione. Che poi è il motivo per cui ho approfittato di questa festa, per evitare di convocarvi ufficialmente. Spero che siate abbastanza comprensivi e vi rendiate conto che vi sto personalmente chiedendo di non fare parola con nessuno di quello che verrà detto in questa stanza.”&lt;br /&gt;Alyss si affrettò per uscire dalla sala. Non voleva di certo ascoltare qualcosa che non avrebbe dovuto ascoltare, sarebbe stato fin troppo scortese. In più, di avventure e missioni strane a lei non interessava quasi nulla. Giunta sulla porta, però, si rese conto di avere lasciato il suo mantello nell’ armadio.&lt;br /&gt;“Il mio mantello…”, mormorò a fil di voce. Era un regalo dei suoi maestri, non poteva di certo dimenticarselo in giro. Cercò di farsi vedere da Lord Emelin mentre timidamente indicava il mobile alle sue spalle, ma il mezz’ elfo pareva non accorgersi di lei.&lt;br /&gt;“Lord Emelin, potrei…”&lt;br /&gt;La sua voce venne coperta da quella del Lord.&lt;br /&gt;“Innanzitutto, sono lieto di fare la vostra conoscenza, signor Godehard. Mi è parso di capire che abbiate scortato i miei avventurieri su ordine del Comandante Kenobi.”&lt;br /&gt;Nymeria storse il naso alla parola «scortato».&lt;br /&gt;“Sì”, annuì Hildebrand accennando un inchino nella direzione del Lord, “il comandante voleva essere sicuro che la missione andasse a buon fine.”&lt;br /&gt;“Che pensiero gentile. Ha lasciato qualche messaggio indirizzato a me?”&lt;br /&gt;Hildebrand annuì nuovamente.&lt;br /&gt;Alyss cercò di interrompere la conversazione. &lt;br /&gt;“Scusate la mia folle impertinenza Lord Emelin, ma il mio mantello…”&lt;br /&gt;“Bene. Cosa dovete riferirmi?”&lt;br /&gt;“Nulla. Il Comandante ha preferito affidarci una missiva, per essere certo che il messaggio vi fosse recapitato nella sua interezza.”&lt;br /&gt;Così dicendo il giovane mago si voltò verso Breven, che in tutta risposta gli rivolse uno sguardo perplesso. &lt;br /&gt;Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante.&lt;br /&gt;“Dunque, se nessuno è troppo disturbato dalla mia villania, io andrei a riprendere il mio mantello…”&lt;br /&gt;Cercando di fare il meno rumore possibile, l’ elfa si diresse verso il mobile, e aprendolo cercò il suo mantello tra quelli degli altri.&lt;br /&gt;“La lettera, Breven. La lettera.”&lt;br /&gt;Il guerriero finalmente sembrò ricordarsi del messaggio che gli era stato affidato, e cominciò a tastarsi quella fastidiosa casacca. La lettera doveva essere in una delle tasche. A destra nulla… a sinistra neppure. Controllò di nuovo. Nulla, non c’era. Dove diavolo era finita? Era sicuro di averla portata con sé, non aveva il minimo dubbio. Eppure non era lì.&lt;br /&gt;Alyss armeggiò ancora un po’ con i mantelli nell’ armadio, quando finalmente si rese conto di cosa stava succedendo alle sue spalle.&lt;br /&gt;“Dicevamo… dov’è la lettera, Breven?”, chiese il Lord.&lt;br /&gt;Il guerriero deglutì. Non l’ aveva più, ormai era abbastanza chiaro. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Scusi tanto, mi sono ricordato di avere un impegno!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il nobile prese a tamburellare con le dita sul tavolo. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Me l’ ha mangiata la mia donnola crudele!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Allora?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Sa com’è in bagno non c’era più la cartaigienica e a me scappava così tanto…”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Breven si guardò intorno, in cerca di una scusa plausibile. Quelle suggerite da quel dannato demone che si ritrovava nella testa non erano per nulla d’ aiuto. Dopo qualche istante si accorse della sua compagna di quella sera, che agitava le braccia nella sua direzione e gli mostrava qualcosa. Sembrava uno straccio sporco… Che fosse un modo per fargli notare che la serata non era andata nel modo previsto da lui? D’ accordo, si era reso conto che in effetti, agli occhi dell’ elfa, lui aveva clamorosamente perso la loro scommessa, ma la serata non era ancora del tutto terminata e loro erano stati insieme per così poco. Una volta liberatosi di Emelin e Karlesad, aveva intenzione di portarla a fare un giretto per la pista da ballo, insieme agli altri nobili, che l’ avrebbero sicuramente trattata a pesci in faccia. Ma evidentemente lei considerava la scommessa già vinta, a giudicare da come si agitava sventolando quel pezzo di stoffa sgualcito e rovinato, che però poteva giurare di avere già visto da qualche parte. &lt;br /&gt;“Hmmm…”&lt;br /&gt;Hildebrand non aveva idea di cosa inventarsi. Tutti i presenti avevano lo sguardo fisso su Breven, il quale sembrava perso nei suoi pensieri, e non accennava minimamente a far comparire quella stramaledetta lettera, che con ogni probabilità conteneva soltanto un’ accozzaglia di convenevoli e complimenti. &lt;br /&gt;“…Mantello?” &lt;br /&gt;“Cosa?”, chiesero in coro il mago e il Lord, che non erano riusciti a capire il bisbiglio del guerriero.&lt;br /&gt;“Il mio mantello!”, esclamò quest’ ultimo, accorgendosi che quello che Alyss stava agitando era proprio il suo mantello.&lt;br /&gt;“La lettera è nel mantello?”, chiese Hildebrand.&lt;br /&gt;“Uh… credo…”&lt;br /&gt;Alyss afferrò il proprio mantello e quello di Breven, e affrettandosi a lasciare la stanza una volta per tutte, si accostò al guerriero e gli porse la sua veste.&lt;br /&gt;“Mi sono permessa di portarvi il vostro manto, signor Breven.”&lt;br /&gt;Poi si rivolse nuovamente verso Emelin, e accennando un inchino, riuscì finalmente ad allontanarsi dalla sala.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Breven osservò il suo mantello – e si rese conto che era davvero lercio e sudicio, ma non aveva intenzione di spendere soldi per comprarne uno nuovo – e notò che da una delle tasche spuntava la maledetta lettera del capitano Kenobi. Come fosse finita lì, non l’ aveva ancora capito, ma almeno aveva risolto uno dei suoi problemi. Senza preoccuparsi ulteriormente della cosa, sfilò la missiva dalla tasca e si alzò per consegnarla direttamente al Lord, ma un brivido gelido lungo la schiena gli impedì di continuare a muoversi.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Occhio, Breven, c’è qualcosa che non quadra.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il guerriero si limitò ad allungare la mano verso Hildebrand, che presa la lettera la porse a sua volta a Emelin, all’ altro capo del tavolo. &lt;br /&gt;Nymeria sembrava irrequieta, e si guardava intorno, senza riuscire a tranquillizzarsi. Continuava a sentire degli strani rumori, fruscii e quelli che avrebbe potuto giurare essere sospiri, provenire un po’ da tutte le direzioni. E poi, si sentiva osservata, come se avesse decine di occhi puntati addosso. Eppure in quella stanza, a parte il Lord e i suoi compagni, non c’era nessuno.&lt;br /&gt;“Bene bene bene”, commentò Emelin una volta letto il messaggio, “il comandante Kenobi non fa altro che confermarmi quello che ho sempre pensato di voi, miei cari ragazzi. Siete un’ ottima squadra e avete portato a termine la missione in maniera impeccabile. Oh, ci sono anche complimenti rivolti a lei, signor Godehard. Solo…”&lt;br /&gt;Freya smise di giocherellare sotto al tavolo con quello che aveva tutta l’ aria di essere il portamonete di Hildebrand e lanciò un’ occhiata fugace ai suoi compagni, per poi tornare a rivolgersi al nobile.&lt;br /&gt;“…Solo?”&lt;br /&gt;“Solo che, da quanto mi è parso di vedere e da quanto mi è stato riferito del vostro resoconto di stamattina, credo che abbiate preso la vostra missione un po’ troppo sottogamba.”&lt;br /&gt;“Ma se vi siete appena complimentato con noi!”&lt;br /&gt;“Mia cara signorina Riddle, che voi abbiate portato a termine l’ incarico che vi era stato affidato, è senza dubbio vero. Ma lei, meglio di chiunque altro, dovrebbe ricordarsi il motivo per cui vi ho offerto questo… lavoro. Non creda che far sparire le tracce delle sue piccole disavventure legali dai registri di tutto il continente sia una cosa così semplice come andare a recuperare un vecchio libro di magia a due settimane di cammino da qui. Quando vi ho chiesto se avreste voluto farmi un… favore in cambio della mia buona parola per risolvere i vostri problemucci”, disse Emelin cercando con lo sguardo anche Nymeria, “intendevo un favore che avesse quanto meno lo stesso peso di quello che io stesso mi sono offerto di fare a voi. Speravo di trovare in voi degli avventurieri leali e… fedeli.”&lt;br /&gt;L’ elfa ripensò alle parole di Darkeye. Il Lord era realmente intenzionato ad assumerli nuovamente, sempre che «assumerli» fosse il termine più adatto. Probabilmente «sfruttarli» era molto più corretto. Forse, se fosse stata davvero colpevole della morte del soldato Garbolino, avrebbe accettato suo malgrado la gentile, eufemisticamente parlando, richiesta del Lord. Ma lei era innocente, e non avrebbe tollerato di essere usata a quel modo per i capricci di un nobile. Tanto più che il nobile in questione era un mezz’ elfo.&lt;br /&gt;“Beh, questo allora taglia fuori il sottoscritto. Non avete nessun favore da farmi, mia cara eccellenza, per cui penso proprio che il nostro affiatatissimo rapporto lavorativo terminerà qui, in questo istante.”&lt;br /&gt;“Breven… qual’ è la vostra occupazione?”&lt;br /&gt;Il guerriero si limitò a grugnire qualcosa. Tanto, quale che fosse stata la sua risposta, il Lord avrebbe continuato imperterrito per la sua strada. &lt;br /&gt;“E vediamo…  Credo che un mercenario che non possa combattere sia pressochè inutile, no? E si sa, gli incidenti succedono… specie quando si conduce un certo tipo di vita. Vero Breven?”&lt;br /&gt;Nymeria era disgustata. Il comportamento di Lord Emelin non faceva altro che acuire ancora di più il disprezzo che nutriva nei confronti dei mezz’ elfi, oltre ad essere intollerabile già di per sé. &lt;br /&gt;“Mi sta per caso dicendo che se non lavoro per lei potrei incorrere in qualche… incidente?”&lt;br /&gt;Breven si chiese dove fosse Alyss in quel momento. Queste erano le cose che avrebbe dovuto sentire, non quelle patetiche smancerie ipocrite e false.&lt;br /&gt;“Mettiamola così, ragazzi. Io vi sto offrendo un’ opportunità. L’ opportunità di lavorare spontaneamente insieme a me, godendo di tutti i privilegi che la cosa comporta, in cambio soltanto della vostra lealtà e del vostro silenzio. Rinunciare a una simile proposta sarebbe quanto meno scortese. E le scortesie si ripagano, se così mi permettete di dire, con altre scortesie.”&lt;br /&gt;I compagni reagirono più o meno diversamente a quelle parole. A Hildebrand poco interessava cosa dovesse fare, qualsiasi cosa sarebbe stata più interessante delle operazioni militari del capitano Kenobi, e, specialmente, tutta quell’ aura di mistero intorno ai traffici di Emelin non avevano fatto altro che risvegliare in lui la sete di conoscenza delle Arti Magiche. Quale losco piano stesse tramando il nobile era un dettaglio di poco conto : era evidente, agli occhi e alle orecchie del giovane mago, che qualsiasi cosa fosse, coinvolgesse il segreto di qualche magia a lui sconosciuta, e questo bastava per rendere la cosa interessante a tal punto da sopportare il ricatto del Lord.&lt;br /&gt;Freya, dal canto suo, trovava la cosa quasi piacevole. Aveva avuto dei problemucci, per così dire, nella sua zona di origine, dove ultimamente non era di certo ben vista. Non sapeva dove andare, non aveva contatti in quel posto e specialmente aveva la netta sensazione che se si fosse messa troppo in vista con la sua attività di… cacciatrice di tesori, prima o poi i gentili signori che aspettavano il suo ritorno a casa l’ avrebbero scovata e avrebbero riversato su di lei la loro «calorosa accoglienza». La protezione di un nobile del rango di Emelin e il dover viaggiare per forza di cose assieme a un gruppo di persone che avevano dimostrato più volte di sapersela cavare erano una ricompensa allettante. Per quanto riguardava Breven, detestava il Lord e quella sua arroganza, dettata dalla sua posizione sociale, e detestava ancora di più dover rendere conto a qualcuno delle sue azioni. Aveva faticato parecchio per guadagnarsi la sua libertà, e avrebbe fatto faticare altrettanto chiunque avesse voluto portargliela via. &lt;br /&gt;Ma per il momento, qualcosa in lui gli diceva di starsene fermo e zitto, come un bravo bambino.&lt;br /&gt;Più che qualcosa, qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mi piaci quando fai quello che ti dico, Breven&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Nymeria, invece, sembrava sul punto di esplodere. Odiava i mezz’ elfi, e si stava facendo mettere i piedi in testa da uno di loro. In generale, detestava anche il solo farsi mettere i piedi in testa. Non si sentiva tranquilla, era come se il suo intero corpo le dicesse di stare all’ erta, ma senza sapere il perché. Non riuscendo a sopportare oltre la situazione, decise di dare un taglio netto alla cosa. Se fosse stato il caso di ricorrere alle maniere un po’ più violente del semplice discutere, l’ avrebbe fatto. Si alzò in piedi di scatto, e cercò di dire a Lord Emelin quello che pensava di lui.&lt;br /&gt;Sfortunatamente – o fortunatamente, a seconda del punto di vista – non riuscì a farlo, perché Breven la interruppe prima che lei potesse aprire bocca, afferrandola per un braccio e rispingendola a forza sulla sedia.&lt;br /&gt;“Spero che tu sappia quello che mi stai facendo fare,” pensò tra sé e sé il guerriero, rivolto al suo coinquilino.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E fidati una buona volta. A meno che tu non stia morendo dalla voglia di farti ridurre in tanti piccoli pezzettini.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Breven non commentò oltre. Aveva imparato a riconoscere quando quel dannato demone che si ritrovava nella testa parlava a vanvera solo per farlo irritare e quando invece era serio. Stranamente quella presenza fastidiosa teneva alla sua sopravvivenza, cosa che in certe occasioni si rivelava essere molto utile.&lt;br /&gt;Nymeria lo gelò con lo sguardo. Avrebbe dovuto avere dei buoni motivi, anzi, degli ottimi motivi per il suo gesto, o una simile umiliazione non sarebbe passata inosservata. Gli aveva concesso il beneficio del dubbio solo perché in quelle settimane in cui avevano viaggiato insieme si era dimostrato, a modo suo, un compagno su cui fare affidamento.&lt;br /&gt;“Penso di parlare a nome di tutti dicendo che il suo comportamento ci lascia alquanto disgustati, mio caro Lord”, disse Breven nella speranza che gli altri suoi tre compagni lo lasciassero fare, “ma non vogliamo certo sembrare… scortesi.”&lt;br /&gt;Il nobile sogghignò, compiaciuto per la sua diplomazia. &lt;br /&gt;“Ma abbiamo anche noi le nostre condizioni. Non ho intenzione di andare in giro a farmi ammazzare gratuitamente, e per quanto lei non voglia far trapelare i suoi giochetti segreti, dovrà fare in modo di darci il suo pieno appoggio.”&lt;br /&gt;“Non preoccuparti, giovanotto. Riceverete in cambio dei vostri servigi un’ adeguata ricompensa e al vostro piccolo gruppetto di avventurieri sarà presto riconosciuto lo status di Compagnia. Potrete presentarvi come avventurieri ai miei ordini, se lo vorrete, ma vi prego di tacere sui reali scopi delle vostre missioni. Si sa, una parolina sbagliata e…”&lt;br /&gt;“Gli incidenti capitano, l’ ha già detto.”&lt;br /&gt;“Non ti facevo così attento alla discussione, Breven. Ora che abbiamo chiarito queste piccole divergenze d’ opinione, lasciate che vi spieghi nel dettaglio cosa vorrei che voi faceste per me.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26808309-115816563908120169?l=ingolcondawetrust.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/feeds/115816563908120169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26808309&amp;postID=115816563908120169&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/115816563908120169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/115816563908120169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/2006/09/capitolo-iv.html' title='Capitolo IV'/><author><name>Miki</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15339439764083771140</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26808309.post-115402494105765021</id><published>2006-07-27T20:23:00.000+02:00</published><updated>2006-07-27T20:31:05.550+02:00</updated><title type='text'>Capitolo III</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;em&gt;Nonostante io mi sia ripromessa di non postare altro se non la storia su questo blog, e lasciare altrove eventuali spiegazioni e/o discussioni, vorrei approfittare per ringraziare tutti quelli che sono passati di qui (e a me sembrano così tanti, per una cosa scritta da me!) e in particolar modo chi ha lasciato un commento. Mi avete fatto commuovere, grazie! ;_;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;***&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le cose che Breven non riusciva a sopportare erano tante. Così tante che avrebbe fatto prima a elencare quelle che riusciva a tollerare, che a malapena si contavano sulle dita di una mano. E quella sera la dannata stoffa della sua casacca era entrata di prepotenza nella lista.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;D’ altra parte c’è un motivo se costava così poco…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ignorando la voce del demone – che negli ultimi tempi aveva scalato la classifica facendo balzi da gigante e ritrovandosi in prima posizione – Breven continuò a camminare frettolosamente verso il palazzo.&lt;br /&gt;Non riusciva a decidere per quale motivo essere più irritato, se per il tremendo prurito che sentiva dappertutto per via della stoffa ruvida e grezza, per quella sciocca pagliacciata a cui stava andando ad assistere o per la fastidiosa presenza alle sue spalle. Non parlava, non aveva detto quasi niente da quando si erano salutati di fronte alla Spiga Dorata, ma lui riusciva comunque a sentirla. Sembrava che facesse fatica a stargli dietro, eppure non gli aveva ancora chiesto di rallentare. In un certo senso ammirava la testardaggine dell' elfa, e provava uno strano senso di pietà per quello che le sarebbe accaduto da lì a poco. Sarebbe diventata la nuova vittima del piccolo - ma tenace - gruppo dei suoi "ammiratori", capeggiati da quel caprone rincitrullito di Lord Emelin e dal suo leccapiedi Karlesad, che sicuramente avrebbero dato il meglio di loro stessi, per allietare il pubblico di nobili e borghesi arricchiti. Meglio così, un po’ di pace per lui e una bella lezione per lei. Se poi la situazione fosse stata favorevole, il guerriero non si sarebbe di certo tirato indietro dall’ oneroso compito di consolare la graziosa fanciulla.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Consolare o abusare? Perché c’è differenza…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Giunti a qualche centinaio di metri dal palazzo, il perfetto piano di Breven per quella serata cominciò ad andare a rotoli. Una guardia del palazzo durante le sue ore di riposo, almeno a giudicare dalla casacca della divisa slacciata portata svogliatamente sulle spalle, aveva incrociato il loro cammino. Fin qui, tutto perfettamente normale. Ma Breven poteva giurare di aver visto con la coda dell’ occhio la guardia – un elfo – accennare un inchino nella loro direzione. Non essendo particolarmente portato per la riflessione, fece spallucce e proseguì per la sua strada.&lt;br /&gt;Arrivati nei pressi delle porte del palazzo, Breven si mise a frugare nelle tasche di quella fastidiosissima casacca alla ricerca dell’ invito che gli era stato consegnato da Lord Emelin quel pomeriggio stesso. Era sicuro che le guardie all’ ingresso avrebbero avuto da ridire anche se avesse mostrato loro il sigillo di ceralacca dell’ invito, quindi si preparò mentalmente a sostenere una noiosa discussione con quest’ ultime, quando le porte del palazzo si aprirono di fronte a lui. I due mezz’ elfi in armatura mormorarono qualcosa in elfico rivolti verso Alyss.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Stanno dicendo che non puoi entrare perché puzzi.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Lei abbozzò una riverenza e sorrise, rispondendo qualcosa di incomprensibile per le orecchie del guerriero.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Dice che lo sa che puzzi, ma c’è bisogno che entri lo stesso.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Infine lei si voltò verso di lui, continuando a sorridere, e con un cenno lo invitò ad entrare. Lui la scansò in fretta e varcò la soglia del palazzo. Non si voltò quando lei cercò di attirare la sua attenzione, chiamando “Signor Breven” un paio di volte.&lt;br /&gt;Il salone dei ricevimenti del palazzo era un frenetico vociare di persone, a malapena si riusciva a sentire il quartetto d’ archi che intonava le note dei balli più popolari del momento.&lt;br /&gt;Breven addocchiò nella folla i suoi compagni, che sembravano essere irritati almeno quanto lui di dover partecipare a quella sciocca pagliacciata. Non avevano ancora ben chiaro perché mai Lord Emelin avesse voluto insistere così tanto sul partecipare al ballo, quando a loro sembrava tanto più normale convocarli a rapporto un qualsiasi altro giorno, ma da quello che si diceva in giro il vecchio Lord era conosciuto per le sue bizzarrie e le sue strane fissazioni, per cui decisero di comune accordo di non indagare oltre.&lt;br /&gt;Il guerriero stava giusto per attraversare la vasta sala da ballo quando qualcuno alle sue spalle richiamò la sua attenzione.&lt;br /&gt;“Bene bene… Kastanis, siamo &lt;em&gt;lusingati &lt;/em&gt;di averla qui con noi stasera.”&lt;br /&gt;Era l’ inconfondibile voce bassa e roca di Karlesad, il braccio destro del Lord, uno dei più famosi praticanti delle Arti Magiche dell’ intero continente. Nonché uno dei più affezionati tormentatori di Breven.&lt;br /&gt;“Spero siate riuscito a trovare una compagna anche con lo scarso preavviso che vi abbiamo lasciato…” disse il vecchio, trattenendo a stento una risatina.&lt;br /&gt;Breven sorrise e si scansò, lasciando intravedere Alyss, alle sue spalle. Sorrideva, pregustandosi il trattamento acido e sprezzante che il mago arrogante e arcigno avrebbe senza dubbio riservato all’ elfa.&lt;br /&gt;“Buonasera signori…”&lt;br /&gt;Karlesad si mangiò il resto della frase, e dal suo volto scomparve il sorriso sardonico di qualche istante prima. Osservando la ragazza rimase, per un attimo, senza parole. Poi scosse un attimo la testa, accennò un inchino e ignorando completamente Breven si avvicinò all’ elfa.&lt;br /&gt;“Sacerdotessa, lasci che io, Canton Karlesad, a nome mio e di Lord Emelin, le porga il più sentito benvenuto a palazzo! Siamo onorati di averla con noi questa sera. Se avessimo saputo della sua presenza, avremmo…”&lt;br /&gt;“Non preoccupatevi, signor Karlesad,” lo interruppe Alyss, “Come avete fatto notare poco prima al mio compagno, c’è stato così poco tempo per organizzarsi.”&lt;br /&gt;Il vecchio balbettò qualcosa per scusarsi, e per togliersi dall’ imbarazzo fermò uno dei servitori di palazzo, che trasportava un grosso vassoio pieno di prelibatezze.&lt;br /&gt;“Prego, Sacerdotessa, assaggi qualcosa.”&lt;br /&gt;L’ elfa sorrise e prese una tartina dal vassoio. Si voltò verso Breven e continuando a sorridere gli chiese se anche lui ne volesse assaggiare una.&lt;br /&gt;“Eh?”, rispose lui, ancora un po’ perplesso. Perché Karlesad era diventato all’ improvviso così gentile e servizievole? Perché le cose non stavano assolutamente andando come aveva progettato?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;“Progettare” richiede un cervello per pensare. E qui dentro ti giuro che sono tutto solo soletto.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Signor Breven, volete gradire?”, ripetè Alyss, indicando il vasso io che il servitore ancora pazientemente porgeva loro.&lt;br /&gt;“Oh, sì sì, perdonate la mia scortesia, Signor Kastanis, assaggiate qualcosa anche voi.”&lt;br /&gt;Era davvero il colmo : ora Karlesad era gentile anche con lui. Perché si rivolgesse all’ elfa chiamandola “sacerdotessa”, poi, non l’ aveva ancora capito. L’ unica cosa che gli era chiara, al momento, era che tutto il mondo stava complottando contro di lui per fargli fare la figura dell’ imbecille con Alyss.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;Come se non fossi capace di fare da solo.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Se ci volete scusare…”&lt;br /&gt;Il vecchio mago prese sottobraccio l’ elfa, per portarla a visitare le sale del palazzo. Lei si lasciò condurre senza protestare, ma non si lasciò sfuggire l’ occasione di squadrare da capo a piedi il guerriero.&lt;br /&gt;Lui fece un cenno di dissenso con la testa. Forse le era andata bene ora, ma la serata non era ancora finita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hildebrand trascinò via Breven dal centro della sala, blaterando qualcosa.&lt;br /&gt;“Si può sapere come hai fatto?”&lt;br /&gt;“A fare cosa?”, rispose il guerriero.&lt;br /&gt;“La ragazza!”&lt;br /&gt;“Quale?”&lt;br /&gt;Il mago sospirò e si coprì il volto con una mano. Faceva davvero bene a non fidarsi di quei suoi compagni…&lt;br /&gt;“Hildebrand, è una serata di merda già di per sé. Non ti ci mettere anche tu”, riprese Breven cominciando a grattarsi qua e là. Ora che non era più intento a capire cosa diavolo stesse succedendo, la stoffa grinzosa della casacca era tornato a tormentarlo.&lt;br /&gt;“Breven, non so come ma ti sei portato alla festa una sacerdotessa di Corellon Larethian.”&lt;br /&gt;“Di chi?”&lt;br /&gt;“Core… oh, fa niente. Una grande, grossa, mastodontica divinità elfica.”&lt;br /&gt;“Come ho fatto? Non lo so… ho imprecato un po’ e lei mi ha seguito. Sì, è andata così”, commentò Breven ripensando al pomeriggio appena trascorso.&lt;br /&gt;Il mago lo fissò con aria perplessa. Non volendo indagare oltre, decise di rigirare il discorso su un altro argomento.&lt;br /&gt;“Appena Nymeria si stacca dal suo belloccio svegliamo Freya e vediamo di farci ricevere da Emelin. Va bene?”&lt;br /&gt;Il guerriero osservò alle spalle di Hildebrand. Effettivamente, appoggiata al muro e seduta su una sedia, c’ era Freya, completamente assorta nei suoi pensieri. Sembrava quasi ipnotizzata, mentre la sua testa ciondolava ritmicamente su e giù, su e giù, su e giù…&lt;br /&gt;“Oh sì”, lo anticipò Hildebrand notando lo sguardo curioso del guerriero, “non voleva starsene ferma e buona ad aspettarvi, e blaterava cose sull’ alleggerire gli ospiti dal peso della loro nobiltà… ho ritenuto fosse meglio tenerla un po’ buona. Non è niente di dannoso…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nymeria vide, con un po’ di dispiacere, l’ ingresso di Breven a palazzo. Non aveva avuto che il tempo di un solo, breve ballo con il suo Capitano, e già era ora di dedicarsi al “lavoro”.&lt;br /&gt;“Mia bella Nymeria, sbaglio o il tuo viso si è appena rattristato?”&lt;br /&gt;“Mio bel Capitano”, rispose ironicamente lei, interrompendo il ballo e accennando un inchino di saluto, “è ora che io mi dedichi ad attività meno frivole. Se mi volete scusare, devo recarmi dai miei compagni. A dopo.”&lt;br /&gt;Non aspettò nemmeno un cenno di assenso da parte del giovane elfo, e si affrettò verso Breven, Hildebrand e Freya. Sentì Darkeye sospirare qualcosa, ma decise di non voltarsi. Voleva affrontare il discorso sulla sua libertà con Lord Emelin il più lucidamente possibile, e non escludeva la presenza del Capitano alla riunione. Come poteva restare lucida e parlare di fronte a lui, al pensiero delle sue lusinghe mormorate a fil di labbra? Correre via era stata decisamente la cosa migliore da fare, almeno in quel momento.&lt;br /&gt;Araevil rimase solo, al centro della pista da ballo. Nymeria era davvero un osso duro, non sembrava voler cedere. E questo non faceva altro che renderla ancora più attraente ai suoi occhi. Era rimasto colpito dalla bellezza di lei fin dal primo momento in cui l’aveva vista, e come da copione aveva cominciato a recitare il suo rituale di corteggiamento. Che avesse effetto su di lei era palese, ma altrettanto evidente era la grande forza di volontà della ragazza, che riusciva sempre a sfuggirgli. In fondo non aveva passato che poco tempo insieme a lei, a metterli insieme non più di qualche giorno. Ma quella sua tenacia e quel suo coraggio - non era da tutti rivolgersi tanto francamente al Capitano dei cavalca-grifoni di Emmech – l’ avevano resa una preda ambita. Forse, anche qualcosa in più di una semplice “preda”. Araevil era pienamente cosciente del fatto che, prima o poi, avrebbe dovuto smettere di giocare col gentil sesso. E da qualche tempo, in fondo, si era accorto di essersi stancato di giocare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Cos’è successo a Freya?”, chiese Nymeria, osservandola preoccupata.&lt;br /&gt;“Nulla, nulla”, rispose Hildebrand schioccando le dita.&lt;br /&gt;La ragazza si riprese dallo stato di trance in cui si trovava e si girò di scatto verso il mago.&lt;br /&gt;“…diavolo mi stai facendo, Hildebrand!”, esclamò, finendo la frase che aveva cominciato circa un’ ora prima.&lt;br /&gt;“Maledetto mago!”, sbraitò alzandosi dalla sedia. Poi osservò Nymeria e Breven, e dedusse che era ormai tempo di incontrare Lord Emelin.&lt;br /&gt;Infatti, da lì a poco, sopraggiunse Karlesad, baldanzoso e con un finto sorriso stampato sulle labbra. Li squadrò da cima a piedi, vagamente disgustato, e poi fece loro cenno di seguirli.&lt;br /&gt;“Vedete di non dare troppo nell’ occhio”, aggiunse, mentre camminava in direzione di un’ ala nascosta della stanza. “E di tenere le mani a posto”, sottolineò, fulminando con lo sguardo Freya, che aveva addocchiato un borsello tintinnante a pochi passi da lei.&lt;br /&gt;Raggiunsero una piccola porta di legno scuro, che Karlesad aprì guardandosi intorno con circospezione.&lt;br /&gt;“Forza, forza, sbrigatevi. Non abbiamo tutto il giorno da perdere.”&lt;br /&gt;I compagni entrarono in un piccolo corridoio, che li portò fino ad una rampa di scale. Cominciarono a salire, e quando furono al piano superiore, vennero finalmente fatti entrare nella stanza dove Lord Emelin stava felicemente chiaccherando con Alyss.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26808309-115402494105765021?l=ingolcondawetrust.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/feeds/115402494105765021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26808309&amp;postID=115402494105765021&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/115402494105765021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/115402494105765021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/2006/07/capitolo-iii.html' title='Capitolo III'/><author><name>Miki</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15339439764083771140</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26808309.post-115140999294526110</id><published>2006-06-27T14:00:00.000+02:00</published><updated>2006-06-27T14:07:19.406+02:00</updated><title type='text'>Capitolo II</title><content type='html'>Alyss corse, senza fermarsi nemmeno per un solo istante, fino all’ ingresso della Spiga Dorata. Entrò frettolosamente, accennò un inchino in saluto di Sandor e poi si precipitò sulle scale, verso la porta della sua stanza. Vi entrò, la chiuse a chiave e si mise a sedere sul letto, prendendo finalmente fiato. &lt;br /&gt;Tra le mani stringeva ancora la boccetta che le era stata regalata poco prima.&lt;br /&gt;“Aaah, che stolta che sono stata!”, sospirò, lasciandosi andare e sdraiandosi sul morbido materasso.&lt;br /&gt;“Buon Padre, cosa devo fare ora?”&lt;br /&gt;Si sentiva così stupida. Aveva accettato senza nessuno scrupolo un appuntamento con un uomo che non conosceva che da pochi minuti. Di lui sapeva solo il nome, e che non svolgeva certo una delle professioni più dignitose del mondo. Poteva essere chiunque… Un malintenzionato, un pazzo. Un maniaco, forse. Eppure aveva accettato il suo invito, per quanto questo sembrasse più una sfida che altro.&lt;br /&gt;Si coprì il volto con una mano. Cosa avrebbero detto i suoi maestri di quel gesto, se ne fossero venuti a conoscenza? Maestro Connery l’ avrebbe sicuramente rimproverata. Le avrebbe fatto notare, senza mezzi termini, quanto sconsiderato fosse stato il suo gesto. Maestro Clooney l’ avrebbe invece consigliata sul da farsi, e Maestro Keating… Maestro Keating le avrebbe sorriso come al solito e le avrebbe detto che se le cose erano andate in quel modo, forse era perché dio aveva voluto che andassero così.&lt;br /&gt;Cosa avrebbe potuto fare, ora? Forse non c’ era nemmeno bisogno di preoccuparsi, forse quell’ uomo non si sarebbe presentato all’ appuntamento. Oppure avrebbe potuto non presentarsi lei, nessuno avrebbe avuto da ridire sulla cosa. Una ragazza, sola con uno sconosciuto… Probabilmente chiunque sarebbe stato d’ accordo con lei. Meglio non presentarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ripensò alla sua partenza da casa, poco più di un mese prima. Tutti, al Santuario, pensavano che lei non avrebbe mai messo piede fuori da quelle mura benedette. Cosa che tra l’ altro non era nemmeno strana, anzi, era prassi più che comune. A lei, in particolar modo, così legata ai suoi maestri e così priva di spirito d’ avventura – le sue imprese si limitavano al raggiungere la biblioteca del Santuario dopo l’ orario di coprifuoco per studiare di nascosto – non interessava per nulla andarsene in giro per il mondo. Almeno, non fino a qualche tempo prima. Erano accadute così tante cose nel suo ultimo anno di noviziato che l’ avevano segnata profondamente, spingendola, dopo un lungo periodo di riflessione, a lasciare la sua casa per viaggiare in terre lontane. Il suo proposito era tra i più semplici: aiutare le persone in difficoltà attraverso gli insegnamenti del suo dio. Perciò, dopo essersi messa in viaggio, aveva attraversato qualche città, aiutando qua e là chi poteva, come meglio poteva. Tutti erano sempre stati molto gentili con lei, avevano ascoltato i suoi consigli e si erano lasciati guidare, ringraziandola con parole garbate e trattandola con riverenza e cortesia. Ma di questo, lei, non riusciva ad essere pienamente contenta. Quello che si era ripromessa di fare, alla sua partenza, era di scontrarsi con qualcosa che avesse messo a dura prova la sua fede, per poter dimostrare a se stessa che ciò in cui credeva esisteva davvero. Aiutare una simpatica vecchietta a guarire dai geloni alle ginocchia era senza dubbio un gesto gentile, ma poco aveva a che fare con il suo scopo.&lt;br /&gt;Ma quel pomeriggio le sembrava proprio di avere trovato quel tipo di scontro che stava cercando. Quell’ uomo imprecava, cosa che lasciava a intendere che non fosse credente in nessuna religione, non l’ aveva trattata con gentilezza, non aveva ascoltato le sue parole ringraziandola. Sembrava proprio fare al caso suo, ed era quello il motivo per cui si era lasciata convincere ad accettare il suo invito. Si rigirò nel letto e si appoggiò sui gomiti. Allungò la mano verso il comodino e prese un piccolo libricino dal cassetto, sospirò e lo aprì a caso.&lt;br /&gt;Pagina ventitré.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Gli Elfi chiesero allora dove avrebbero dovuto costruire&lt;br /&gt;la casa del loro amato Padre&lt;br /&gt;per venerarlo e rivolgere a Lui preghiere&lt;br /&gt;e offrirGli doni tra i più preziosi.&lt;br /&gt;Indicarono allora il centro della loro città&lt;br /&gt;tra gli alberi rigogliosi e i giardini fioriti.&lt;br /&gt;Egli scosse il capo, in segno di rifiuto.&lt;br /&gt;Indicarono allora il cuore della foresta&lt;br /&gt;dove si ergeva il più grande e antico albero.&lt;br /&gt;Ma Egli scosse di nuovo il capo.&lt;br /&gt;Indicarono la vetta più alta di una montagna,&lt;br /&gt;immersa in un sacro silenzio.&lt;br /&gt;Ancora una volta Egli scosse il capo.&lt;br /&gt;Poi prese con sè i suoi figli&lt;br /&gt;e si diresse verso la foresta più scura e tetra&lt;br /&gt;che si potesse trovare nel vasto regno degli Elfi.&lt;br /&gt;"Al centro di questa foresta, lì sorgerà&lt;br /&gt;la mia casa tra voi mortali.&lt;br /&gt;Non dove la vita scorre felice e tranquilla,&lt;br /&gt;non dove la natura cresce rigogliosa,&lt;br /&gt;non dove la pace regna sovrana.&lt;br /&gt;Là dove la morte prevale,&lt;br /&gt;dove la luce è offuscata dalle tenebre,&lt;br /&gt;dove bisogna combattere per sopravvivere.&lt;br /&gt;Là sorgerà la mia casa tra i mortali,&lt;br /&gt;perchè è là che c'è bisogno di me.&lt;br /&gt;Rifuggire il freddo buio della notte senza luna&lt;br /&gt;non permette di assaporare il tepore dell' alba."&lt;br /&gt;E così gli Elfi fecero,&lt;br /&gt;come il Primo tra di loro aveva ordinato.&lt;br /&gt;Là dove nulla cresceva&lt;br /&gt;crebbe la casa del Signore.&lt;br /&gt;E la sua parola portò con sè la Luce&lt;br /&gt;e la Luce portò con sè la Vita.&lt;br /&gt;Là dove nulla cresceva&lt;br /&gt;ora cresce il vasto bosco di Yuir.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conosceva a memoria quel libro, e sapeva citare il versetto giusto al momento giusto, quando qualcuno le chiedeva conisglio. Ma quando si trattava di lei, allora sembrava quasi dimenticarsi di tutto quello che le era stato insegnato. Perciò, quando era in dubbio sul da farsi, aveva preso come abitudine quella di aprire una pagina a caso, e affidare la sua decisione al versetto su cui le cadeva l’ occhio. In quel modo, non si era mai sbagliata. Sospirò di nuovo, riponendo il libro sul comodino, e decise che avrebbe seguito l’ insegnamento del suo Dio. Sarebbe andata là dove c’era più bisogno di lei, per quanto folle e sconsiderato quel gesto potrebbe sembrare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nymeria rimase pensierosa di fronte alla piccola lapide di marmo, incerta sul da farsi. La vista del cimitero militare di Emmech le faceva provare un senso di disgusto, non riuscendo a comprendere, né tantomeno ad approvare, quel metodo di celebrazione dei propri morti che a lei pareva tanto barbaro e crudele. Non sapeva come comportarsi, se avesse dovuto semplicemente pregare come le era stato insegnato o se ci fosse stato qualche altro gesto da compiere. Si sentiva tremendamente in colpa per avere ucciso quell’ uomo, e non avrebbe potuto mettersi definitivamente a posto con la propria coscienza finchè non gli avesse reso un ultimo saluto. Congiunse le mani in segno di preghiera, e chinando il capo, cominciò a recitare la formula dell’ estremo saluto della sua gente.&lt;br /&gt;Dopo qualche istante si rese conto di avere qualcuno alle spalle.&lt;br /&gt;“Mi dispiace disturbarti in questo momento, mia bella Nymeria”.&lt;br /&gt;C’ era solo una persona – un elfo – che non potesse fare a meno di adulare una donna anche in un momento e in un posto come quelli. Il Capitano dei cavalca-grifoni, dalla straordinaria bellezza e dall’ altrettanto straordinaria fama di seduttore nell’ intera città, Araevil Darkeye.&lt;br /&gt;“Capitano, non sono affatto dell’ umore giusto per sentire le vostre adulazioni”, rispose lei cercando di mantenersi il più fredda e distaccata possibile. Gli occhi azzurri dell’ elfo dalla pelle abbronzata e dai lunghi capelli rossi, fin troppo alto per uno della sua razza, avevano fatto breccia nel cuore di Nymeria ben prima di quanto avessero potuto fare le sue lusinghiere parole. Si era accorta subito di quanto all’ elfo piacesse giocare col proprio fascino, conscio di poter ammaliare gran parte della popolazione femminile di ogni età, e per questo aveva cercato in ogni modo di non cadere nella sua trappola. Ma a nulla erano valsi i suoi sforzi, e alla fine si era ritrovata ad essere inesorabilmente innamorata del Capitano. &lt;br /&gt;Se in quel momento si fosse voltata avrebbe incrociato il suo sguardo, e qualsiasi buon proposito di togliersi l’ elfo dalla testa sarebbe scomparso all’ istante. Inoltre detestava la sensazione di estrema debolezza che provava ogni qual volta si trovasse in presenza di Darkeye, nonostante il desiderio di rivedere l’ affascinante militare aumentasse di giorno in giorno.&lt;br /&gt;“Posso comprendere il vostro comportamento ritroso, ma questo è l’ unico posto in cui possa parlarvi liberamente.”&lt;br /&gt;Nymeria colse in quelle parole un tono stranamente diverso dal solito. Affabile e mellifluo, come qualsiasi discorso che uscisse da quella bocca, ma nonostante tutto serio e, avrebbe potuto giurarci, preoccupato. Per cui si dimenticò completamente dei buoni propositi di non voltarsi verso il capitano, e fissandolo negli occhi gli chiese di cosa si trattasse.&lt;br /&gt;“Riguarda la morte del soldato semplice Garbolino”, continuò lui, indicando con un cenno del capo la piccola lapide di marmo alle spalle dell’ elfa.&lt;br /&gt;“Vi ho già raccontato più volte la mia versione dei fatti”, replicò lei, sospirando. Aveva sperato di archiviare la vicenda quel giorno stesso, mentre ora Darkeye sembrava voler rigirare nuovamente il coltello nella piaga.&lt;br /&gt;“Via, via,” disse lui posandole una mano sulla spalla. “Non sono venuto qui per vedere il tuo viso intristirsi. Per quanto tu sia bellissima anche ora, ti preferisco di gran lunga quando sorridi. Anche se, ora che ci penso, non hai mai sorriso per me.”&lt;br /&gt;Nymeria non sapeva se sentirsi tremendamente lusingata dalle parole del Capitano o se provare sdegno per un approccio tanto esplicito in una situazione come quella. Come risultato, riuscì solo ad annuire col capo, abbozzando a stento un sorriso.&lt;br /&gt;“Tornando a noi… ricordo perfettamente quello che mi hai detto. Mentre camminavi per le strade di Emmech hai sentito il grido di dolore di un grifone. Ti sei precipitata nella direzione da cui proveniva, e hai sorpreso il soldato Garbolino a maltrattare il proprio animale. Per cercare di fermarlo hai lanciato un semplice incantesimo su di lui, con l’ unico scopo di stordirlo, eppure lui è crollato al suolo senza vita.”&lt;br /&gt;Nymeria annuì nuovamente, questa volta in maniera più decisa. Le cose erano andate esattamente a quel modo, e per quanto lei potesse ricordare, la magia che aveva lanciato contro quell’ uomo non era stata per nulla mortale. Eppure qualcosa doveva essere andato storto, perché nel momento in cui lei aveva riaperto gli occhi, dopo aver pronunciato le parole dell’ incantesimo, l’ aveva visto a terra, mentre sanguinava copiosamente all’ altezza del cuore. Aveva provato in ogni modo a rianimarlo, ma a nulla erano valsi i suoi sforzi. Poi qualcuno aveva gridato, erano arrivate le guardie e lei si era ritrovata in prigione. Aveva protestato per un paio di giorni, sostenendo che il suo incantesimo avrebbe soltanto dovuto accecare il soldato, stordendolo e impedendogli di fare del male all’ animale, non di certo ferirlo a quel modo. Nessuno le aveva creduto, e alla fine lei stessa si era convinta che la morte dell’ uomo fosse stata causata da un suo errore, per quanto improbabile e inspiegabile.&lt;br /&gt;“Non mi intendo molto delle arti magiche di voi druidi”, continuò Darkeye, “ma ne so abbastanza di combattimenti e ferite. E la ferita che ha causato la morte del soldato semplice Garbolino non era sicuramente una ferita provocata da un incantesimo.”&lt;br /&gt;L’ elfa lo osservò sempre più perplessa. Le stava forse dicendo che era innocente?&lt;br /&gt;“Così ho consultato un amico. Per questo non ho potuto fare nulla per te prima che partissi per la missione che Lord Emelin ti aveva affidato… Purtroppo ho dovuto impiegare molto più tempo di quanto avevo pensato per potermi mettere in contatto con il mio conoscente. Ma alla fine sono riuscito a trovarlo. Gli ho raccontato l’ accaduto, e ha voluto vedere il grifone che hai difeso. Ha usato un incantesimo per parlare con lui, e mi ha confermato ciò che sospettavo : l’ animale veniva maltrattato da tempo, ed è stato lui a infliggere il colpo fatale.”&lt;br /&gt;Si fermò per un attimo, e scostò delicatamente un ciuffo di capelli dal viso di Nymeria. &lt;br /&gt;“Non guardarmi in quel modo, mia bella Nymeria, o non resisterò alla tentazione di assaggiare le tue labbra. E per concludere la questione, sì, sei innocente.”&lt;br /&gt;L’ elfa si portò le mani al petto, sospirando un ringraziamento verso la sua dea protettrice. Era così sollevata dalla notizia che non si rese nemmeno conto delle parole del Capitano. Rimasero per un attimo in silenzio, finchè lei non si rese conto delle implicazioni di quello che Darkeye le aveva appena detto.&lt;br /&gt;“Quindi… quindi Lord Emelin ha cancellato l’ accusa di omicidio nei miei confronti?”, chiese, riferendosi implicitamente anche al dover presenziare a palazzo quella sera stessa, al dover partire nuovamente in missione e al dover lavorare gratuitamente per Lord Emelin.&lt;br /&gt;“So che sto per rattristarvi nuovamente, e questo addolora anche me. Ma Lord Emelin ha deciso di lasciare le cose così come stanno.”&lt;br /&gt;“Come sarebbe a dire? Sono stata costretta a passare un mese infernale solo perché ero convinta di essere davvero colpevole! Ora che so che non è così non mi lascerò certo assoggettare da nessuno, tanto meno da Lord Emelin!”, disse l’ elfa, andando su tutte le furie.&lt;br /&gt;“Ti ho detto che sei molto carina anche quando ti arrabbi? In ogni caso, questo è il motivo per cui ho voluto parlarti in privato di questa faccenda. Lord Emelin ha intenzione di sfruttare nuovamente te e i tuoi compagni, e l’ unico modo per farlo gratuitamente e senza doversi preoccupare di un vostro eventuale cambio di idee è quello di tenervi «sotto controllo», se mi passi il termine.”&lt;br /&gt;“In pratica, ha intenzione di ricattarci all’ infinito?”&lt;br /&gt;“Più o meno. E per quanto mi dispiaccia, non posso farci nulla. L’ unica cosa che ho potuto fare è stato avvisarti, Nymeria.”&lt;br /&gt;L’ elfa si rese conto che la conversazione era ormai giunta al termine, e che il Capitano non sarebbe tornato sulla questione, dal tono con cui aveva pronunciato il suo nome un attimo prima. La voce bassa e roca e lo sguardo ammiccante indicavano che qualsiasi traccia del Darkeye serio e premuroso erano scomparse, per tornare ad essere lo sfacciato seduttore di sempre. &lt;br /&gt;“Capitano, a malincuore la devo salutare. Devo prepararmi per il ricevimento di questa sera”, concluse in fretta Nymeria, prima di tornare ad essere vittima del fascino dell’ elfo. “Prepararmi… in tutti i sensi”, aggiunse, lasciando intendere che avrebbe avuto di che discutere con Lord Emelin riguardo al loro «rapporto di lavoro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Cosa c’è che non va bene?” &lt;br /&gt;Freya osservò il proprio abbigliamento. Leggero, pratico, perfino abbastanza pulito. Non ci trovava nulla di male a vestirsi a quel modo per andare a palazzo quella sera. &lt;br /&gt;Il mago di fronte a lei scosse la testa in segno di disapprovazione.&lt;br /&gt;“Senti… già è abbastanza imbarazzante presentarmi al ricevimento con te. Se poi hai intenzione di conciarti a quel modo, mi farai fare una pessima figura.”&lt;br /&gt;“Ehi! Perché mai dovrebbe essere imbarazzante presentarsi insieme a me?”, chiese indispettita la ragazza.&lt;br /&gt;“Forse perché la penultima volta che hai messo piede a palazzo hai cercato di portarti via gran parte dell’ argenteria?”, rispose lui con il suo solito tono acido.&lt;br /&gt;“Beh, l’ avevano lasciata incustodita. E poi sono stata invitata al ricevimento esattamente come te.”&lt;br /&gt;Hildebrand non rispose, e cominciò a camminare per le strade della città, osservando ciò che lo circondava. In un’ altra occasione non gli sarebbe dispiaciuto comportarsi da turista e visitare le bellezze della città (quelle architettoniche, senza dubbio, ma specialmente quelle femminili), ma in quel momento aveva un problema da risolvere e non poteva permettersi di distrarsi. Doveva assolutamente fare bella figura con Lord Emelin, quella sera, per cercare di entrare in contatto con lui. Quando si era unito a quel gruppetto di rozzi avventurieri l’ aveva fatto proprio a quello scopo, ossia controllare lo strano comportamento – strano, a detta del suo comandante – di Lord Emelin, che aveva incuriosito alcuni del maghi più potenti dell’ Esercito. Il vecchio governatore della città era particolarmente affezionato alle arti marziali e scettico nei confronti della arti magiche, e il fatto che volesse a tutti i costi – mantenendo il segreto più assoluto – impadronirsi di un vecchio libro di incantesimi era decisamente strano. Per cui il Comandante Kenobi aveva approfittato dello scarso interesse di Hildebrand per le missioni militari per «mandarlo in aiuto» degli avventurieri scelti dal Lord, in modo da poter avere un resoconto quanto più dettagliato del suo comportamento.&lt;br /&gt;“…E poi sei stato tu a invitarmi!!! Ehi! Ehi!!! Mi stai ascoltando?”&lt;br /&gt;La ragazza accelerò il passo e si mise davanti al mago, impedendogli di continuare a camminare immerso nei suoi pensieri.&lt;br /&gt;“Ehi! Sarebbe cortese ascoltarmi…”&lt;br /&gt;“Sarebbe altrettanto cortese non importunarmi, visto che sto cercando di farti un piacere.”&lt;br /&gt;“Uff!”, sbuffò Freya, tornando a osservare i negozi intorno a lei. Finalmente qualcosa attirò la sua attenzione, e tirando Hildebrand per la manica della sua tunica si diresse verso una delle bancarelle al bordo della strada.&lt;br /&gt;“Non mi rovinare la tunica, zotica ragazzina!”&lt;br /&gt;La ragazza non si curò minimamente delle parole del mago, e raggiunta la sua meta prese tra le mani una delle gonne che erano esposte in bella vista sul bancone, sorridendo alla padrona del negozio. &lt;br /&gt;“Guarda Hildebrand! Questa non va bene? E’ così carina!”&lt;br /&gt;Lui osservò lo striminzito pezzetto di stoffa che gli era appena stato mostrato. Era proprio uno striminzito pezzo di stoffa, di qualità pressochè infima, con applicati dei pendagli, di un qualche metallo scadente, che tintinnavano tra di loro ad ogni movimento. &lt;br /&gt;“Mi sembrava che Lord Emelin avesse detto «decente»…” sospirò lui, senza nemmeno accorgersi che Freya era già scomparsa dietro al paravento che serviva, alla meno peggio, da camerino di prova.&lt;br /&gt;“Guarda!”, esclamò tutta contenta lei dopo qualche istante, “è perfetta! Dev’ essere bellissimo ballare con questa addosso!” &lt;br /&gt;E senza aspettare risposta dal mago, si mise a improvvisare qualche passo di una danza allegra e vivace.&lt;br /&gt;I pendagli tintinnavano ad ogni passo della ragazza, e Hildebrand non potè fare a meno di lasciar cadere lo sguardo sull’ infimo rettangolino di stoffa, che per forza di cose conteneva – per quanto potesse fare, date le sue ridotte dimensioni – il sedere di Freya, lasciando le gambe scoperte.&lt;br /&gt;“Peccato”, sospirò Hildebrand dopo un po’, interrompendo la danza della ragazza.&lt;br /&gt;“Cosa?”, chiese lei incuriosita.&lt;br /&gt;“Che un bel sedere come quello appartenga a una ragazzina petulante e fastidiosa come te.”&lt;br /&gt;“Cretino!”, gli gridò lei da dietro al paravento, dove si era prontamente nascosta, per non farsi vedere così rossa in viso. Non aveva ben capito se prendere le ultime parole del suo compagno di viaggio come un complimento o un insulto, ma il solo fatto di essersi resa conto di essere stata osservata e valutata a quel modo l’ aveva imbarazzata fin troppo. &lt;br /&gt;Poco dopo uscì da quello spogliatoio di fortuna e si diresse verso la proprietaria della bancarella. Passando accanto al mago bisbigliò un “maniaco” a fior di labbra, senza lasciargli tempo di rispondere.&lt;br /&gt;“Mi spiace signora, ma il mio amico qui dice che questa gonna non va bene per il ricevimento a cui dobbiamo andare. Grazie mille per avermela lasciata provare!”&lt;br /&gt;“Di nulla, di nulla”, sorrise la donna.&lt;br /&gt;“Ehi Hildebrand, non è Breven quello?”, chiese all’ improvviso Freya, indicando qualcosa in mezzo alla folla.&lt;br /&gt;“Uh? Dove? Non vedo…”&lt;br /&gt;“Mah, mi sarò sbagliata,” concluse lei, prima di voltarsi nuovamente verso la commerciante. “Arrivederci!”&lt;br /&gt;Poi prese nuovamente il mago per la manica della tunica e lo trascinò via a passo spedito.&lt;br /&gt;Dopo qualche centinaio di metri Hildebrand si liberò dalla stretta e si fermò.&lt;br /&gt;“Dannazione, perché stiamo correndo in questo modo? Non riuscirai a vedere nessun abito se non…”&lt;br /&gt;Il ragazzo smise di parlare. Poi, senza dire niente mise le mani sulle spalle di Freya e la scosse abbastanza violentemente.&lt;br /&gt;Il tintinnio che gli era parso di sentire poco prima c’ era davvero. Un tintinnio fin troppo simile a quello causato dai pendagli della gonna che tanto piaceva alla ragazza.&lt;br /&gt;“Beh? Cosa c’è da guardare?”&lt;br /&gt;“Freya… non ho mai dubitato della tua stupidità ma ti rendi conto del fatto che le persone vengono arrestate quando commettono un furto?”&lt;br /&gt;Hildebrand era spazientito, ma ebbe l’ accortezza di sgridare la ragazza a bassa voce, prima che qualcuno potesse sentirli.&lt;br /&gt;“Beh… non ci hanno arrestato! Quindi direi che non c’è più nessun problema!”, rispose lei, riprendendo il cammino. “Ah! E lo stupido sarai tu!”, aggiunse qualche istante più tardi, facendo una linguaccia al mago.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26808309-115140999294526110?l=ingolcondawetrust.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/feeds/115140999294526110/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26808309&amp;postID=115140999294526110&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/115140999294526110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/115140999294526110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/2006/06/capitolo-ii.html' title='Capitolo II'/><author><name>Miki</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15339439764083771140</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26808309.post-114963601121950449</id><published>2006-06-07T01:12:00.000+02:00</published><updated>2006-06-08T14:06:40.643+02:00</updated><title type='text'>Capitolo I</title><content type='html'>Un po’ di pace e una birra. Forse anche un piatto caldo. Breven non desiderava nient’ altro, mentre camminava a passo svelto per le strade di Emmech. La città, con l’ arrivo della primavera, sembrava essersi risvegliata dal suo letargo. Fredda e silenziosa durante l’ inverno, non appena un tiepido sole aveva fatto capolino nel cielo terso aveva ricominciato a pulsare di vita, cuore del commercio di tutto il continente. Lungo la strada principale, che abbracciava il Palazzo Ducale e le residenze dei nobili e dei più ricchi, erano sbocciate tende e tendoni d’ ogni sorta e colore, bancarelle e carri traboccanti d’ ogni tipo di mercanzia. Centinaia di persone, dai commercianti alla caccia di ottimi affari ai semplici curiosi, dagli avventurieri in cerca di nuovi equipaggiamenti alle signore dell’ alta borghesia, attirate dalle stoffe pregiate e dagli abiti esotici, affollavano la città, procurando immense gioie ai borsellini dei locandieri.&lt;br /&gt;E tutto questo, a Breven, dava tremendamente sui nervi. Era rientrato in città da qualche ora e già ne era nauseato. Inoltre, l’ unico lato positivo dell’ essere in città – le donne – si era trasformato in un problema qualche istante prima, quando Lord Emelin l’ aveva cortesemente invitato a presenziare alla festa che si sarebbe tenuta quella sera stessa a palazzo, alla quale avrebbe dovuto presentarsi accompagnato da una graziosa fanciulla. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Definire “graziose fanciulle” le baldraccone che ti porti a letto è un po’ un eufemismo, sai?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Come se non bastasse, quella fastidiosa voce nella testa era tornata a dargli noia.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sempre che tu sappia cosa significa eufemismo…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Piantala stronzo” bofonchiò il guerriero, senza smettere di camminare.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Guarda che non è certo colpa mia se ti sei cacciato in una situazione del genere, IDIOTA.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Effettivamente, quella fastidiosa e irritante presenza non aveva tutti i torti.&lt;br /&gt;Quella sera, alla festa, avrebbe dovuto nuovamente riportare l’ esito della sua ultima missione, da cui era appena tornato. Missione alla quale aveva dovuto prendere forzatamente parte perché alla sua compagna di viaggio era casualmente scappato di uccidere una Guardia Ducale. Compagna di viaggio con cui si sentiva ancora in debito, dal momento che qualche tempo prima gli aveva letteralmente salvato la vita. Vita che aveva rischiato di perdere perché stava per finire sbranato dai lupi mentre gironzolava di notte in una foresta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Foresta dove QUALCUNO ti aveva caldamente consigliato di non entrare… ma no, non ascoltare mai le voci nella testa… &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso, ora si trovava in una situazione imbarazzante. Nymeria, che quanto meno avrebbe dovuto dimostrarsi spiaciuta per l’ averlo coinvolto in quell’ assurda missione e che avrebbe dovuto ritenere il suo debito ormai più che saldato, non aveva pensato nemmeno lontanamente di fare coppia con lui, quella sera. Aveva perso la testa per il capitano dei Cavalcagrifoni e quando quest’ ultimo le aveva chiesto di accompagnarlo si era completamente dimenticata di tutto il resto.&lt;br /&gt;Gli avevano affibbiato altri due – noiosi – compagni, una ragazzina fastidiosa e un mago fin troppo saccente, che sicuramente frequentava lo stesso tipo di donne a cui era solito accompagnarsi anche lui, ma che, a differenza sua, si era accorto molto prima di quanto fosse poco elegante presentarsi alla festa con la prima sgualdrina trovata per strada. Per cui aveva chiesto senza farsi troppi scrupoli di fare coppia per quella sera alla ragazza, Freya, e lei, probabilmente sollevata dall’ imbarazzo di dover cercare un accompagnatore, aveva accettato all’ istante. E lui, invece, si trovava in quella spiacevole situazione. La scarsa stima che Lord Emelin riponeva in lui era fin troppo evidente, e l’ ipocrita cortesia con cui veniva trattato a palazzo gli dava sui nervi. La sua presenza era tollerata solo perché era stato incastrato per bene, con la vicenda di Nymeria, a lavorare gratuitamente. Ma i soldi non erano certo un problema per Lord Emelin, e se si fosse stancato di lui, avrebbe potuto sicuramente rimpiazzarlo con qualcun altro. “Presentatevi con un accompagnatore &lt;em&gt;decente&lt;/em&gt;” aveva detto congedando i compagni poco prima. E il guerriero era sicuro che quel decente, così rimarcato, era stato pronunciato apposta per lui. La sera che sarebbe arrivata non si prospettava per nulla piacevole. &lt;br /&gt;Un profumo invitante lo distrasse dai suoi pensieri. Alzando lo sguardo, lesse il nome della locanda davanti alla quale si era appena fermato: “La Spiga Dorata”. Conosceva il proprietario, e specialmente conosceva l’ abilità del cuoco, un elfo di nome Rembrandt, nel preparare deliziosi manicaretti. Mandò a quel paese Lord Emelin e le sue feste, e decise di placare i morsi della fame e di innaffiare i suoi pensieri con qualche boccale di birra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La locanda era molto più affollata dell’ ultima volta in cui aveva avuto il piacere di entrarci per riempirsi la pancia, ma riuscì lo stesso a trovare una sedia libera, sulla quale si lasciò andare senza troppo ritegno, picchiando la mano sul tavolo e chiamando ad alta voce una cameriera. &lt;br /&gt;“Che il diavolo mi prenda!”&lt;br /&gt;Una voce familiare richiamò l’ attenzione del guerriero. &lt;br /&gt;“Breven! E’ da parecchio che non porti il tuo culo a riposarsi su una delle mie sedie!”&lt;br /&gt;In tutta risposta, rivolse all’ oste un semplice gesto di saluto.&lt;br /&gt;“Logorroico come al solito eh?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma sei sicuro di sapere cosa voglia dire “logorroico”?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Sandor, non ti ci mettere anche tu. E’ una giornata decisamente storta.”&lt;br /&gt;“Spero non sia successo niente che un buon boccale di birra e uno stufato caldo non possano farti dimenticare”, rispose l’ oste, appoggiandosi al tavolo.&lt;br /&gt;“Sono qui proprio per questo.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma non eravamo qui per guardare le tette delle cameriere?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Lascia che ti offra qualcosa, allora!”&lt;br /&gt;Così dicendo, Sandor si allontanò dal guerriero, camminando svelto in direzione della cucina. Breven lo seguì con lo sguardo, mentre si districava tra i tavoli fin troppo affollati (con sua grande gioia, suppose) fino a raggiungere quella che aveva tutta l’ aria di essere una ragazzina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Alyss, ti spiacerebbe servire un ultimo cliente prima della fine del tuo turno?”, chiese l’ oste rivolto alla ragazza.&lt;br /&gt;“Assolutamente no, signor Sandor! Desidera che rimanga ad aiutarla più a lungo? Non ho nulla da fare, e per me sarebbe un piacere rendermi utile.”&lt;br /&gt;“Uh…”, rispose imbarazzato l’ uomo, al pensiero della pila di piatti e bicchieri in frantumi che cresceva man mano che la ragazza lavorava nella locanda. “Non ti preoccupare. Sei mia ospite, e non è assolutamente necessario che ti metta a lavorare così tanto. Su su”, la incalzò, “vai a servire una birra grande e un piatto abbondante di stufato a quell’ uomo e poi vai a divertirti un po’.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il guerriero vide Sandor indicarlo, e la ragazzina scomparire dietro le porte della cucina. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma non dovrebbero esserci delle leggi precise sul lavoro dei mocciosi?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Non me lo dire.”&lt;br /&gt;Breven si lasciò sfuggire la risposta a fil di labbra, e fu tanto secca e stizzita che non ottenne nessun ulteriore commento dall’ odiosa presenza che abitava la sua testa. Annoiato, nell’ attesa del suo pranzo, si mise a dondolarsi sulla sedia, cercando di addocchiare tra la folla qualche donna in cerca di compagnia. Assorto completamente nella sua ricerca, non si accorse dell’ arrivo della cameriera al suo fianco.&lt;br /&gt;“BUONGIORNO!”&lt;br /&gt;“Porco mondo!”, esclamò Breven, rischiando di rovinare per terra insieme alla sedia, colto alla sprovvista da quel saluto tanto squillante e vivace. Contnuò a imprecare maledicendo divinità a caso, a voce tanto alta da coprire perfino il rumore delle stoviglie in frantumi, mentre si rimetteva seduto comodamente sulla sedia.&lt;br /&gt;Per cui, fu abbastanza sorpreso di ritrovarsi i piedi inzuppati di birra e stufato, e la cameriera in ginocchio a pochi passi da lui. &lt;br /&gt;“Cosa… è successo?”, chiese, alzandosi e porgendo la mano alla ragazza per aiutarla a rimettersi in piedi.&lt;br /&gt;In tutta risposta, lei lo fissò, quasi in lacrime, come se si trovasse davanti all’ essere più disgustoso dell’ intero continente. Breven la fissò meglio, e fu pervaso da una strana sensazione. Non riusciva a capire quanti anni potesse avere: se da una parte il suo abbigliamento sembrava quasi quello di una vecchina di paese – e i capelli avvolti in un grosso fazzoletto ricamato a motivi floereali decisamente pacchiano non aiutava di certo a conferirle un aspetto giovanile, d’ altro canto la sua statura e i suoi lineamenti parevano quelli di una ragazzina. Per un attimo associò quella sensazione allo stesso senso di confusione che aveva provato la prima volta in cui aveva visto Nymeria. Al suo risveglio dopo una botta in testa troppo forte se l’ era ritrovata davanti agli occhi, e per qualche minuto buono non era stato in grado di distinguere se si trattasse effettivamente di una persona reale o se fosse soltanto uno strano prolungamento degli alberi che lo circondavano. Non trovando nessuna attinenza tra le due cose, non diede nessuna importanza a quel pensiero estemporaneo e tornò a rivolgere la propria attenzione alla cameriera. &lt;br /&gt;“Scusatemi… scusatemi! Ma le vostre parole mi hanno… spaventata”, bisbigliò lei, continuando a fissarlo impaurita. &lt;br /&gt;“Oh… io non avevo intenzione…” &lt;br /&gt;Lei continuò a rifiutare la mano del guerriero, rannicchiandosi sempre più sul pavimento. A lui non venne in mente nient’ altro che cercare di suonare quanto più simpatico e bonario, per cui pensò un attimo a cosa dire, e dopo qualche istante scoppiò in una fragorosa – quanto finta – grassa risata.&lt;br /&gt;“Ah ah ragazzina, non volevo spaventarti! Non ti avevo nemmeno vista! Pensa, sei tu che hai spaventato me facendomi quasi cadere dalla sedia! Io che sono un guerriero grande e grosso, spaventato da una ragazzina!”&lt;br /&gt;Concluse ridendo ancora un po’, battendosi la mano sul petto, convinto di mettere a proprio agio la cameriera.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quale parte di questo spettacolo grottesco e imbarazzante dovrebbe essere rassicurante per un moccioso?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Lei, in tutta risposta, sgranò gli occhi e sbiancò in volto.&lt;br /&gt;“Perdonatemi!”, esclamò poi, alzandosi di scatto e inchinandosi di fronte a Breven. “Perdonatemi di avere recato un’ offesa tanto grande al vostro onore di guerriero!”&lt;br /&gt;Breven si guardò intorno. Aveva gli occhi di mezza locanda puntati addosso, e il pensiero di essere vittima di qualche stupido scherzo non gli sembrava poi tanto improbabile.&lt;br /&gt;“Lasciate che per porre rimedio alla mia stoltezza vi offra il pranzo, signor guerriero!”&lt;br /&gt;“Non sono il Signor Guerriero…”&lt;br /&gt;“Lasciare che per porre rimedio alla mia stoltezza vi offra il pranzo, signor… signor…”&lt;br /&gt;Idiota!&lt;br /&gt;“…Breven”&lt;br /&gt;“…Signor Breven!”&lt;br /&gt;Il vociare intorno ai due si faceva sempre più intenso. “Ma cosa le ha fatto?”, “Guarda che porco”, “Certe persone non hanno ritegno” e “Vai a chiamare qualcuno” erano solo una minima parte delle frasi che Breven era riuscito a cogliere. &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Pensi anche tu che “mi scusi Lord Emelin per non essermi presentato a rapporto, ma sono stato arrestato per molestie sessuali” non sia una buona giustificazione?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Breven cercò di sforzarsi. Cosa piaceva ai bambini? Cosa li metteva a loro agio? &lt;br /&gt;“Senti… ti andrebbe un dolcetto?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Se volessi sembrare un maniaco e ti sforzassi per farlo, non ci riusciresti così bene. Davvero.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Un… dolcetto?”, rispose lei, con un’ aria perplessa.&lt;br /&gt;“Sì… mi farebbe piacere offrirti un dolcetto. Per… dimostrarti che non ce l’ ho con te per aver… uhm… offeso il mio… orgoglio…”&lt;br /&gt;“Vi farebbe piacere?”&lt;br /&gt;“Certo!”&lt;br /&gt;“Mi perdonereste, quindi?”&lt;br /&gt;“Certamente!”&lt;br /&gt;“Ma lasciate almeno che vi offra il pranzo!”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sai che gran cosa, ce lo offriva già l’ oste.&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;“Uh… d’ accordo…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Breven posò il boccale di birra ormai vuoto sul tavolo, si pulì la bocca alla meno peggio con la manica della sua casacca e salutando Sandor uscì dalla locanda. In qualche modo, grazie all’ aiuto provvidenziale della moglie di Sandor era riuscito a pranzare senza ulteriori problemi, non sborsando nemmeno una moneta di rame e ritrovandosi con la pancia piena.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E ritrovandosi a fare la balia, Signor Guerriero.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Effettivamente, c’ era ancora il problema della cameriera. Si erano dati appuntamento nella piazza accanto alla Spiga Dorata, e Breven stava seriamente cominciando a pensare di non presentarsi. Se mai fosse ritornato alla locanda e l’ avesse incontrata, avrebbe inventato una scusa qualsiasi e avrebbe risolto la questione. In fondo non era di certo contento di scortare una ragazzina fin troppo strana per le strade in festa di Emmech, si sarebbe rifiutato di farlo perfino se l’ avessero pagato.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Allora, se non ci volevi andare, com’è che sei arrivato fino in piazza?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Breven si maledisse. Camminando senza dar peso alla sua meta, intento nel decidere sul da farsi, si era ritrovato esattamente nel luogo dell’ appuntamento. Forse avrebbe fatto ancora in tempo ad andarsene, senza farsi vedere.&lt;br /&gt;“Signor Breven!”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ritenta! Sarai più fortunato.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Breven si voltò in direzione della voce che l’ aveva chiamato, sospirando. All’ inizio non riuscì a scorgere la ragazzina. Non c’era nessun moccioso, solo qualche passante e una giovane donna che agitava la mano verso di lui. La fissò, e in un attimo si rese conto della figuraccia che aveva fatto.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dovresti dare più peso alle tue sensazioni, sai?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Non era una ragazzina. E c’ era un perché, se nel vederla da vicino, gli era tornato alla mente il primo incontro con Nymeria. Era un’ elfa. E in quanto tale trascendeva qualsiasi definizione comune di età, e possedeva quello strano fascino tanto incomprensibile quanto ammaliante per gli esseri umani.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tanto per la cronaca, io lo sapevo. Ma vederti collezionare figure di merda una dopo l’ altra è il mio passatempo preferito…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Ah… buongiorno…”&lt;br /&gt;Breven cercò di osservarla meglio. Non sembrava arrabbiata… lui lo sarebbe stato, se qualcuno lo avesse trattato da moccioso in quel modo.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Ti andrebbe un dolcetto”…. “Ti andrebbe un dolcetto”! Mi spiace solo di non avere nessuno cui raccontarlo...!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il guerriero si tirò una sonora pacca sulla testa, per zittire le risate del suo coinquilino.&lt;br /&gt;“Mi dispiace moltissimo per quanto è successo prima”, disse lei, accennando nuovamente a un inchino. “Consideratemi al vostro servizio per rimediare alla mia impudenza.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche minuto dopo i due camminavano lentamente tra le bancarelle del mercato. Breven non era ancora poi troppo convinto di non essere vittima di qualche scherzo idiota, dato che riteneva inconcepibile che l’ elfa non si fosse minimamente accorta del fatto che lui l’ avesse scambiata per una ragazzina e non si fosse offesa. In più non riusciva nemmeno a comprendere perché lei si sentisse tanto in colpa per averlo semplicemente preso alla sprovvista mentre si dondolava su una sedia.&lt;br /&gt;Secondo me se le dici di andare a buttarsi da un ponte ci va. Prova, dai!&lt;br /&gt;D’ altro canto, quella passeggiata non era poi così spiacevole. Se camminare per le strade di Emmech con una bambina sarebbe stato quanto meno imbarazzante, passeggiare in compagnia di una bella donna non lo era affatto. Perché, aveva dovuto ammetterlo guardandola meglio, non era affatto brutta. Un po’ per via di quel fascino misterioso che emanava, un po’ perché i suoi lineamenti delicati e la grazia dei suoi movimenti le conferivano un’ eleganza quasi sovrannaturale che si sposava alla perfezione con il colore candido della sua pelle, che sembrava rimarcare quanto lei appartenesse a un altro mondo, diverso da quello umano. I capelli dorati e lucenti e gli occhi grandi e grigi non erano altro che un ulteriore tocco di bellezza.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Vediamo quanto ci metti per farti venire in mente quello che sto pensando io. E no. Non è QUELLO. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sentendosi fissata, arrossì lievemente sul volto e rivolse lo sguardo alla strada che stavano percorrendo. Poi qualcosa sembrò venirle in mente tutto d’ un tratto.&lt;br /&gt;“Oh! Ma io continuo ad essere fin troppo maleducata con voi, signor Breven!”&lt;br /&gt;“Mh?”&lt;br /&gt;“Avete fatto la cortesia di dirmi il vostro nome, mentre io non mi sono curata di presentarmi.” &lt;br /&gt;“Non è poi così grave”, disse Breven, sperando che lei non si mettesse in testa di dover riparare anche a quella scortesia.&lt;br /&gt;“Il mio nome è Alyss Nightbreeze.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuando a chiaccherare, attraversarono gran parte della città.&lt;br /&gt;“Quindi Sandor è tuo cugino?”&lt;br /&gt;“Sì”, annuì Alyss, “Mi sta ospitando alla locanda per qualche giorno. Voi invece siete di Emmech?”&lt;br /&gt;“Oh no, sono qui solo per… lavoro.”&lt;br /&gt;“Cosa fate, se mi è concesso saperlo?”&lt;br /&gt;“Lavoro per Lord Emelin”, rispose Breven. In fondo, non era del tutto sbagliato.&lt;br /&gt;“Oh! Mi piacerebbe moltissimo visitare il palazzo ducale.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Le piacerebbe molto visitare il palazzo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Mi hanno detto che vi sono custodite all’ interno splendide opere d’ arte”, continuò Alyss.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Visitare IL PALAZZO, Breven.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Ti intendi di arte?”, chiese il guerriero, giurando a se stesso di aver sentito il suo fastidioso coinquilino sospirare sconsolato.&lt;br /&gt;“Non che mi interessi particolarmente, in verità”, rispose, “ma mi pare molto affascinante poter vedere di persona i quadri e le statue di cui ho studiato sui libri.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sa leggere, Breven. Sa leggere ed è una persona studiosa. Non ci arrivi ancora eh?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Giunsero a una zona del mercato particolarmente affollata e si fermarono per un attimo. Il via vai delle persone era ancor più frenetico e chiassoso. In quel caos, qualcuno urtò in malo modo Alyss, facendole quasi perdere l’ equilibrio, e continuando nella sua marcia senza minimamente curarsi di lei.&lt;br /&gt;“Mi scusi molto!”, gridò l’ elfa in direzione dell’ uomo che l’ aveva appena spinta, “Cercherò di stare più attenta!”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E’ educata. Non impreca… scommetto che quando mangia, seduta a un tavolo, non rutta.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; “Come mai qui c’è tutta questa gente?”, chiese Breven, continuando a ignorare la fastidiosa voce che lo perseguitava.&lt;br /&gt;“E’ la zona del mercato dei maghi Rossi del Thai”, spiegò Alyss indicando un gruppo di bancarelle letteralmente assaltato da una folla di avventurieri. &lt;br /&gt;“I maghi Rossi del Thai? Ti dispiace se andiamo a dare un’ occhiata? Ho sentito dire che si possono fare affari estremamente interessanti.”&lt;br /&gt;“Non mi dispiace affatto.”&lt;br /&gt;“Anzi… mi è parso di aver capito che sei in viaggio, giusto?”&lt;br /&gt;“Sì, così si può dire.”&lt;br /&gt;“Allora perché invece di un dolcetto non lasci che ti faccia omaggio di un portafortuna per il tuo viaggio?”&lt;br /&gt;“Io non… Non dovete assolutamente disturbarvi! Ho accettato il vostro invito perché mi avreste perdonato dell’ offesa che vi ho recato, ma se doveste omaggiarmi di un regalo, mi sentirei ancora più in debito con voi…”&lt;br /&gt;“Oh via, via” tagliò corto Breven, che voleva risolvere la questione il più in fretta possibile, “Se ti sei ritrovata a terra inzuppata di birra e stufato è solo colpa mia. Lascia che ripari alla cosa a modo mio: accetta un piccolo dono e dimentichiamoci entrambi della vicenda, d’ accordo?”&lt;br /&gt;“Se è quello che desiderate, sono d’ accordo.”&lt;br /&gt;Si spinsero a fatica nella folla, arrancando fino a quella che sembrava essere la bancarella più grande di tutte. Decine e decine di bottiglie e boccette di svariate forme e colori erano esposte in bella vista sul bancone, armi esotiche dalle lame ricurve e dalle impugnature incastonate di gioielli attiravano i guerrieri più esperti tanto quanto i curiosi, mentre le donne si lasciavano affascinare da abiti in sete pregiate con preziosi ricami in oro e argento.&lt;br /&gt;“Uhm…” mormorò Breven pensieroso, osservando la mercanzia. Cercava qualcosa di economico, molto economico, che però potesse essere facilmente rifilato alla ragazza come regalo dall’ indiscutibile valore, per togliersela dai piedi una volta per tutte. Il suo sguardo cadde su una piccola boccetta di vetro verdeazzurro. Non era altro che una dose minima di pozione per curare le ferite, ma almeno il contenitore era finemente lavorato. &lt;br /&gt;“Prendo questa” disse Breven, lanciando una moneta d’ argento all’uomo dietro il bancone, e porgendo poi la pozione ad Alyss. “Non è molto”, aggiunse, rivolto verso di lei, “ma potrebbe salvarti la vita. Viaggiare è pericoloso, e anche la ferita più piccola potrebbe diventare mortale, se non viene curata.”&lt;br /&gt;“Oh! Non posso certo accettare un regalo tanto prezioso, allora!”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;E’ tutta scema per davvero…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Davvero” continuò, porgendo nuovamente la boccetta in direzione di Breven, “il mio viaggio non è affatto pericoloso. Voi invece… se mi posso permettere, mi date l’ impressione di dover affrontare situazioni ben più pericolose di quelle in cui potrei mai trovarmi io. Potreste averne molto più bisogno di me… Se la vostra vita dipendesse da questa pozione e io la accettassi, non potrei mai perdonarmelo.”&lt;br /&gt;“Beh, non ti preoccupare. Prima di partire per qualsiasi missione, non dimentico mai di fare una piccola scorta di pozioni, non sarà certo una in più a fare la differenza.”&lt;br /&gt;“E se fosse proprio questa a salvarvi la vita? Sarebbe ancora peggiore, sarebbe come uccidervi io stessa!”&lt;br /&gt;Breven sospirò, osservando Alyss che sembrava realmente sconvolta dal pensiero di dover uccidere qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una fedina penale pulita! E’ perfetta Breven, è perfetta! Maledetto caprone imbecille!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Ascolta… Mi farebbe piacere se tu accettassi questo regalo. Non mi piace essere in debito con le persone, e vorrei risolvere la questione con te per poter tornare al mio lavoro.”&lt;br /&gt;“Ah…”&lt;br /&gt;L’ elfa abbassò il capo, arrossendo. Il tono del guerriero era stato abbastanza freddo e schietto da farle capire che quel pomeriggio per lui era stata solo un peso. Stava per mormorare qualcosa per chiedere scusa del disturbo, ma lui continuò a parlare.&lt;br /&gt;“E poi a salvaguardare la mia vita ci penso da me. Non che poi sopravvivere sia una delle mie priorità.”&lt;br /&gt;“Cosa… cosa intende dire?”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cosa diavolo intendi dire? Io il tuo corpo lo voglio VIVO! Non me ne faccio niente di un imbecille morto!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;“Che se anche dovessi morire, beh, non sarebbe un grosso problema per me.”&lt;br /&gt;“Oh no no no” rispose l’ elfa, agitandosi e cominciando a gesticolare. “Non potete pensare in questa maniera, non potete! Cosa direbbero le persone a cui siete caro, se vi sentissero in questo momento?”&lt;br /&gt;“L’ unica persona a cui potrebbe interessare qualcosa della mia vita sono io. E come ho già detto, non è che mi interessi più di tanto.”&lt;br /&gt;“Ma… ma è la vostra vita! E’ la cosa più preziosa che avete!” &lt;br /&gt;Alyss sembrava sconvolta da quella conversazione, e Breven non riusciva a comprenderne il motivo. Anzi, si stava quasi irritando. Non gli piaceva parlare di certe cose, tantomeno quando le sue idee e le sue concezioni su qualcosa di così personale venivano messe in discussione.&lt;br /&gt;“La mia vita è di chi mi paga abbastanza soldi per comprarla.”&lt;br /&gt;L’ elfa non rispose. Si morse un labbro e volse la testa verso un punto non ben definito del paesaggio. Avrebbe voluto dire così tante cose a quell’ uomo, per fargli capire quanto sbagliato fosse quel suo modo di pensare, ma non era quello il momento, né il luogo. Lui sembrava già abbastanza indisponente e il mercato gremito di gente non era certo il posto ideale per una tranquilla discussione sul significato della vita. Se solo avesse potuto avere un’ occasione migliore…&lt;br /&gt;Breven sbuffò. Naturalmente l’ elfa non aveva potuto replicare alla sua ultima affermazione, cosa che dimostrava quanto lui avesse ragione. Si voltò e cominciò ad allontanarsi dalla folla, ne aveva già fin sopra ai capelli del chiasso e della confusione.&lt;br /&gt;“Ah…” mormorò lei, diventando rossa in viso per la vergogna, “voi… voi non avete rispetto per voi stesso!”&lt;br /&gt;Il guerriero si fermò, senza voltarsi.&lt;br /&gt;“Rispetto? Se avessi rispetto per la mia vita non potrei di certo metterla al servizio degli altri per una manciata di denari.” &lt;br /&gt;Lei non seppe, o non volle rispondere.&lt;br /&gt;“Nessuno porta rispetto per un mercenario.”&lt;br /&gt;“Io porto rispetto per la vostra vita, quale che sia la vostra occupazione.”&lt;br /&gt;Questa volta fu il guerriero a non trovare, in un primo momento, le parole per risponderle. Adesso non ne poteva davvero più. L’ idea che una donnicciola frivola, il cui primo pensiero la mattina era probabilmente quello di sistemarsi i capelli e il cui dolore  più grande era senza dubbio stato rompersi un’ unghia si mettesse a contraddire il suo stile di vita lo fece imbestialire.&lt;br /&gt;“Con il tuo rispetto, scusa l’ espressione, non mi ci pulisco neanche il culo. E’ facile parlare quando si ha un bel faccino come il tuo e tutti sono gentili e premurosi con te. Mi verrebbe voglia di farti vedere come ci si sente quando sei in una stanza in cui tutti a fatica sopportano la tua vista e ti giudicano tanto quanto un avanzo di carne marcito.”&lt;br /&gt;“Forse se voi non foste il primo a giudicarvi tanto male, gli altri non la penserebbero così!”&lt;br /&gt;“Ancora insisti?”&lt;br /&gt;Breven si voltò e le si avvicinò, le mise un dito sotto al mento e tirò il suo volto verso di sé, assicurandosi che l’ elfa lo fissasse bene negli occhi. &lt;br /&gt;“Vuoi fare una scommessa? Questa sera vieni con me al ricevimento a palazzo. Non vorrei avere niente a che fare con certa gente, e scommetto che la cosa è reciproca, ma ho le mie buone ragioni per andarci comunque. E ho bisogno di qualcuno che mi accompagni. Vieni tu, se sei tanto convinta che le persone non ti guarderanno con disprezzo e non ti considereranno una sgualdrina della peggior specie solo perché sei con me. Vedremo poi chi di noi due ha ragione!”&lt;br /&gt;Lei non disse niente, si limitò a tremare come una foglia, spaventata dall’ impeto che il guerriero aveva avuto. Lui bofonchiò qualcosa sulla stupidità della gente, e lasciandola andare riprese la sua strada in direzione della periferia della città. Stava ancora maledicendo tutto e tutti quando sentì la voce dell’ elfa gridargli qualcosa.&lt;br /&gt;“Ci verrò!” disse, raccogliendo la sfida che le era stata appena lanciata. “Vi aspetterò in locanda, dopo il tramonto del sole.”&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non ho idea di come tu abbia fatto, ma ci sei riuscito. Sei così tanto stupido, eppure certe volte riesci a sorprendermi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Breven la osservò, mentre, rossa in viso e stringendo tra le mani la pozione, scappava frettolosamente tra la folla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26808309-114963601121950449?l=ingolcondawetrust.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/feeds/114963601121950449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26808309&amp;postID=114963601121950449&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/114963601121950449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/114963601121950449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/2006/06/capitolo-i.html' title='Capitolo I'/><author><name>Miki</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15339439764083771140</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-26808309.post-114885484857835684</id><published>2006-05-28T23:59:00.000+02:00</published><updated>2006-05-29T00:22:40.673+02:00</updated><title type='text'>Prologo</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;   Freddo.&lt;br /&gt;Il freddo del vento autunnale che soffiava da ore, il freddo delle pietre sotto ai piedi nudi, il freddo della catena avvolta intorno al braccio. Il freddo della solitudine, della perdita di ogni speranza, dello sguardo di disprezzo dei passanti, del vuoto che quei bambini si sentivano dentro. Cercavano di stringersi l’ uno all’ altro, per nascondersi, per cercare conforto, per sentire calore. Qualcuno – uno degli ultimi arrivati – piangeva, chiedendo aiuto a una madre o un padre che non avebbero mai risposto. Solo uno di loro, quello che sembrava essere il più grande di tutti, se ne stava in disparte, incurante di ciò che lo circondava.&lt;br /&gt;Aveva imparato che stare in un angolo, rannicchiarsi, cercare aiuto nei passanti non faceva altro che provocare smorfie di disgusto, o peggio ancora sguardi di finta pietà, commenti di sdegno o persino insulti. Osservare la gente dritta negli occhi, invece, senza timore e in tono di sfida era senza dubbio più dignitoso.&lt;br /&gt;Per ironia della sorte, nella piazza di fronte al vicolo in cui si trovava, si era stanziata la bancarella di un cantastorie, che aveva richiamato intorno a sé, con la musica del suo organetto e il profumo dei dolci che offriva, una piccola folla di bambini e genitori.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;   “Ah, com’è piacevole l’ infanzia, vero?”&lt;br /&gt;Il bambino non rivolse nemmeno lo sguardo in direzione dell’ uomo che aveva appena parlato. Il suo padrone – non conosceva altro nome per chiamarlo – era solito rivolgergli commenti sarcastici, per il puro gusto di vederlo soffrire. Ma lui aveva imparato a giocare per bene a quel gioco, ignorando di proposito qualsiasi cosa quell’ uomo dicesse, facendolo imbestialire e sbraitare. In fondo era l’ unico modo che avesse per vendicarsi di lui : vederlo diventare rosso in viso, mentre una vena in vista sulla fronte stempiata pulsava sempre più velocemente. Forse un giorno gli sarebbe venuto un infarto. O forse lui sarebbe morto prima a furia di frustate e calci. Ma la cosa non gli importava, anzi, in cuor suo sperava che quel giorno arrivasse il più presto possibile.&lt;br /&gt;“Ah… l’ infanzia…”, continuò l’ uomo, sperando di cogliere anche un solo cenno di tristezza, sconforto o pianto sul volto di quel moccioso impertinente.&lt;br /&gt;Lui, dell’ infanzia, non ne sapeva nulla. Non aveva mai avuto una famiglia, da che potesse ricordarsi, e non era mai stato trattato come un bambino. Come un oggetto, come un paio di braccia abbastanza forti da poter lavorare senza sosta, come uno schiavo. Ma come un bambino, mai. La sua personale visione della realtà era cinica, concreta, pessimista e fondalmentalmente adulta. Non credeva negli dei, forse perchè non aveva mai avuto una mamma o una nonna che lo avessero preso sulle ginocchia per raccontargli le meravigliose storie di come il bene trionfa sempre sul male. O forse perchè, con tutto quello che aveva passato, non credeva neppure negli uomini. Si era rinchiuso in una prigione di indifferenza e apatia, da cui non poteva e non voleva uscire, ma nella quale, specialmente, nulla poteva entrare. Almeno fino a quel giorno, quando qualcosa riuscì a fare breccia il quel muro di impassibilità.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;   Sul bancone del cantastorie, in bella vista, era esposta una bambola in finissima porcellana. La sua pelle era candida e lucente, i suoi capelli biondi le ricadevano in morbidi riccioli sulle spalle, il suo vestito di seta bianco finemente lavorato l’ avvolgeva delicatamente. Sul suo viso era dipinto un sorriso, ma per qualche strano motivo, l’ espressione della bambola era di tristezza.&lt;br /&gt;Il bambino fece qualche passo avanti, per quanto la sua catena glielo permettesse, per vederla meglio, e ne rimase completamente stregato. Per quanto realista potesse essere in fondo era sempre un bambino, e i bambini per natura sono inclini a lasciarsi trasportare dalla propria fantasia, e in quel momento qualcosa in lui fu tanto colpito da quella semplice visione da confonderlo e illuderlo. Forse fu proprio perché in tutta la sua piccola e breve vita non aveva mai concesso a sé stesso il lusso di perdersi in fantasie infantili, o forse quella bambola aveva veramente in sé qualcosa di magico, ma gli sembrò proprio che lei volesse dirgli qualcosa. Cosa, non riusciva ancora a comprenderlo bene. Fu allora che gli tornarono in mente, per la prima volta, i discorsi che aveva sempre considerato sciocchi e stupidi sulle fate, sui folletti, sugli angeli. E un angelo era quello che il bambino, in quel momento, vedeva. Un angelo prigioniero di un sostegno di cristallo, che lo guardava, lo fissava con un malinconico sguardo d’ aiuto.&lt;br /&gt;Forse lui avrebbe potuto aiutarla. In quel momento la realtà intorno a lui divenne sempre più confusa, impercettibile, dai contorni indefiniti. Era la stessa sensazione che provava quando il padrone cominciava a picchiarlo, a mani nude o con la frusta, per punirlo di fronte agli altri bambini. Di solito il dolore intenso e acuto delle ferite lo manteneva lucido e sveglio, ma in quel momento non c’era nulla che gli impedisse di farsi completamente avvolgere da quella stranamente piacevole sensazione di torpore. Tutto divenne grigio e immobile intorno a lui. L’ unica cosa viva era la bambola, e l’ unico rumore era la malinconica melodia del suo pianto. L' avrebbe liberata, e lei avrebbe aperto le sue ali e sarebbe volata via, verso il cielo, sorridendo. Forse l' avrebbe anche ringraziato... forse l' avrebbe portato con sè.&lt;br /&gt;E allora tutto avrebbe avuto un senso, ogni singolo giorno passato a tremare per il freddo in uno scantinato di una bettola, insieme ai topi e agli scarafaggi, ogni volta che la mano o la frusta del padrone l' avevano colpito con forza, tutto avrebbe avuto senso. Perchè era la strada giusta per arrivare in un posto meraviglioso, pieno di angeli, dove non esistevano il dolore e le lacrime, ma solo i caldi sorrisi di volti di porcellana.&lt;br /&gt;Quasi con le lacrime agli occhi, corse lungo il vicolo e nella piazza, urtando le persone senza curarsene minimamente.&lt;br /&gt;Sempre più vicino, sempre più vicino... quasi la poteva toccare, ora.&lt;br /&gt;Il suo vestito bianco era così soffice e liscio, sembrava quasi seta.&lt;br /&gt;Quasi poteva sfiorargli il volto... anche la bambola sembrava felice, sembrava attendere quel momento con impazienza, lui l' avrebbe salvata... e poi lei avrebbe salvato lui, e sarebbero stati liberi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;   Qualcosa lo afferrò al volo.&lt;br /&gt;A un millimetro dal volto pallido di lei, qualcosa lo afferrò al volo.&lt;br /&gt;Un signore arcigno, forse il padre di uno dei bambini che assistevano allo spettacolo. Probabilmente un nobile, ricco e borioso.&lt;br /&gt;Il bambino farfugliò qualcosa, un' imprecazione, una bestemmia. Non aveva troppo senso per lui. In un ultimo, disperato sforzo per compiere la sua impresa, allungò disperatamente la mano, cercando di divincolarsi dalla presa dell' uomo.&lt;br /&gt;Non riuscì ad afferrare il suo angelo, ma riuscì a liberarla dal suo piedistallo. Forse lui sarebbe rimasto lì, ma lei sarebbe volata via.&lt;br /&gt;Ed effettivamente la bambola di porcellana aveva spiccato il volo.&lt;br /&gt;E poi, inesorabilmente, era crollata a terra, a peso morto, senza vita.&lt;br /&gt;Il bambino non ebbe nemmeno il tempo di posare gli occhi sulla bambola al suolo che un' altra mano, stavolta grassa, unta e conosciuta, lo afferrò per il bavero di quella maglia lercia e consunta che indossava. Scuotendolo con forza, quasi soffocandolo, il padrone sbraitava come impazzito.&lt;br /&gt;"Stupido deficiente! Stupido deficiente senza cervello, come ti permetti?"&lt;br /&gt;Il bambino non si curò minimamente delle parole dell' uomo, che lo stava trascinando al riparo dagli sguardi della gente "per bene". Cercava di divincolarsi, non per fuggire, soltanto per voltare lo sguardo alle sue spalle. Forse sarebbe riuscito a scorgere con la coda dell' occhio quell' angelo volare via.&lt;br /&gt;"Deficiente, dove li trovo i soldi adesso eh?"&lt;br /&gt;Niente, non riusciva a vedere nulla. Forse aveva già spiccato il volo?&lt;br /&gt;"Tu guarda che cretino... come la ripago io quella bambola, eh?"&lt;br /&gt;Ancora una volta, il bambino non rispose.&lt;br /&gt;"Cosa diavolo ti è passato nella testa? Volevi giocare con le bambole? Appena torniamo in quella topaia giuro che ti spacco la faccia! Così la prossima volta ci pensi due volte prima di andare a rompere le cose che non puoi nemmeno permetterti di toccare!!!"&lt;br /&gt;Il grassone osservò quasi compiaciuto il bambino. Per la prima volta, dopo un paio di sberle a scopo puramente educativo quel bambino così odioso non gli aveva rivolto il solito sguardo di sfida. Anzi, aveva abbassato la testa, e quasi avrebbe giurato di averlo visto piangere. Essere riuscito a mortificarlo quasi lo ripagava del costo di quella stupida bambola.&lt;br /&gt;Lui, dal canto suo, si sentiva un idiota. L' aveva rotta. D' altra parte le bambole non volavano, non l' avevano mai fatto. Era più che naturale che lei si fosse rotta. Voleva aiutarla, e invece... l' aveva uccisa. Per un attimo aveva pensato di essere qualcosa di diverso di un avanzo di essere umano buono soltanto a infilarsi nei cunicoli, rubare i soldi, lavorare nelle miniere e tutte quelle cose che occupavano più o meno freqeuntemente la sua giornata. Ora, invece, gli sembrava così chiaro che qualcosa di piccolo e sporco come lui non potesse nemmeno sfiorare qualcosa di tanto grande e bello come un angelo.&lt;br /&gt;"Forza mocciosi, muovete il culo."&lt;br /&gt;Il padrone tirò l' estremità della pesante catena dietro di sè, senza preoccuparsi di tenere un' andatura che non facesse continuamente incespicare e cadere i sette bambini.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;   Quello che né il bambino né qualcun altro riuscirono a vedere, quel giorno, fu il corpicino inerte della bambola, gettato in un cassone insieme ad altra spazzatura. Il suo vestito era sporco, e qualcosa di marrone e appiccicoso si era incrostato sui suoi capelli. Le mani e i piedi erano rovinati, e il suo volto era sporco e crepato. Eppure, per uno strano scherzo del destino, una piccola crepa all' altezza delle labbra aveva trasformato l' espressione triste della bambola.&lt;br /&gt;La bambola di porcellana ora stava sorridendo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/26808309-114885484857835684?l=ingolcondawetrust.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/feeds/114885484857835684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=26808309&amp;postID=114885484857835684&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/114885484857835684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/26808309/posts/default/114885484857835684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ingolcondawetrust.blogspot.com/2006/05/prologo.html' title='Prologo'/><author><name>Miki</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15339439764083771140</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry></feed>
